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lunedì 1 aprile 2019

Visita del Papa Francesco in Marocco


Rabat – Su invito del Re Mohammed VI, il Papa Francesco ha effettuato una visita ufficiale nel Regno del Marocco nei giorni 30-31 marzo 2019.
Sulla base dello statuto religioso e della responsabilità spirituale, assunti da Amir Al-Mouminine e la Sua Santità il Papa, l’incontro storico tra loro contribuirà a promuovere i valori di fraternità, di pace e di tolleranza tra i popoli e le nazioni e consolidare il dialogo, la comprensione e la coabitazione interreligiosa.
Al suo arrivo all'Aeroporto internazionale di Rabat-Salé, Bergoglio è stato accolto dal Re e due bambini in abito tradizionale con un omaggio floreale. Il Re era accompagnato dal Principe Ereditario Moulay Hassan, e dal fratello, il Principe Moulay Rachid.
Poi il Papa Francesco è stato ricevuto con tutti gli onori dal Re Mohammed VI alla storica spianata Hassan a Rabat dove è stato l’incontro pubblico.
Le autorità marocchine sono molto interessate a questa visita che guarda allo “sviluppo del dialogo interreligioso”. Il dialogo con l'Islam è un tema molto caro anche al Pontefice.
Nel suo discorso davanti al Papa, il Sovrano ha evidenziato l'importanza dell'istruzione, l'unica via per affrontare i radicalismi, che si basano “sulla non conoscenza dell'altro, l'ignoranza dell'altro, l'ignoranza tout court". “Per affrontare i radicalismi, la risposta non è né militare né finanziaria; ha un solo nome: Istruzione”, indicando che il dialogo tra le religioni d’Abramo è ovviamente insufficiente nella realtà d'oggi.
Il Re, come Comandante dei credenti, ha invitato a ridare alla religione il posto che è suo, nell'ambito dell'istruzione, aggiungendo che “ciò che tutti i terroristi hanno in comune non è la religione, è precisamente l'ignoranza della religione”.
Dopo aver sottolineato che la religione è Luce, Sapienza, Saggezza e sinonimo di pace, il Sovrano ha rilevato che “è tempo che la religione non sia più un alibi per questi ignoranti, per quest'ignoranza, per quest'intolleranza”. E ha rilevato che la visita del Papa in Marocco interviene in un contesto di sfide per la Comunità delle nazioni, la Comunità di tutti i Credenti, lanciando appello a combattere i mali di altri tempi che si nutriscono del tradimento e della strumentalizzazione del Messaggio divino raccomandando il diniego dell'Altro ed altre teorie scellerate”.
In questo mondo in ricerca di riferimenti, il Regno del Marocco non ha mai cessato di insegnare e vivere al quotidiano la fraternità dei figli di Abraham pilastro fondatore della ricchissima diversità della civilizzazione marocchina, ha osservato Amir Al Mouminine. l'unione di tutti i Marocchini, al di là delle confessioni, è “un esempio eloquente”. Questa simbiosi, che è la realtà del Regno, si concreta con moschee, chiese e sinagoghe che, da sempre, si costeggiano nelle città del Regno.
“Io, Re del Marocco, Amir Al Mouminine, ci porto Garante del libero esercizio dei culti. Sono il Comandante di tutti i Credenti”. “come Comandante dei credenti, non posso parlare di Terra d'Islam, come se vi vivessero soltanto musulmani. Veglio, effettivamente, al libero esercizio delle religioni del Libro e lo garantisco. Proteggo gli ebrei marocchini ed i cristiani di altri paesi che vivono in Marocco.
Mohammed VI ha sottolineato che l’incontro con il Papa consacra “una convinzione condivisa: i valori della religione monoteistica contribuiscono alla razionalizzazione, alla riconciliazione, al miglioramento dell'ordine mondiale”.
“Come Comandante dei Credenti, insorgo, come voi, contro l’indifferenza in tutte le sue forme e plaudo al coraggio dei Leader che non rifuggono dalle grandi questioni del nostro tempo”, aggiungendo: “Stiamo seguendo con interesse e considerazione gli sforzi compiuti da Sua Santità al servizio della pace mondiale, così come i Suoi continui appelli all’istruzione, al dialogo, alla cessazione della violenza e alla lotta contro la povertà, la corruzione, il cambiamento climatico, i mali che affliggono le società”.
I nostri messaggi sono tanto attuali quanto eterni. Invitano le persone ad abbracciare i valori della moderazione, a realizzare gli imperativi della co-conoscenza e a cogliere la consapevolezza dell’alterità.
Nel suo discorso il Papa ha espresso “gratitudine che si trasforma in importante opportunità per promuovere il dialogo interreligioso e la conoscenza reciproca tra i fedeli delle nostre due religioni.
“È indispensabile opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, avendo come riferimenti inestimabili del nostro agire i valori che ci sono comuni”, ha poi sottolineato Bergoglio.
Il Papa ha poi visitato l'Istituto “Mohammed VI per Imam, predicatori e predicatrici, voluto da Vostra Maestà, allo scopo di fornire una formazione adeguata e sana contro tutte le forme di estremismo, che portano spesso alla violenza e al terrorismo e che, in ogni caso, costituiscono un'offesa alla religione e a Dio stesso. Sappiamo infatti quanto sia necessaria una preparazione appropriata delle future guide religiose, se vogliamo ravvivare il vero senso religioso nei cuori delle nuove generazioni”.
Dopo il suo primo discorso, sulla spianata del Tour Hassan, il Papa si è recato al Mausoleo di Mohammed V (nonno di Mohammed VI), per una visita alle tombe di Mohammed V e di Hassan II, offrendo un omaggio floreale e ha firmato il Libro d’Oro. Al termine della visita, il trasferimento in auto al Palazzo Reale per la visita di cortesia al Re Mohammed VI con la presenza della famiglia Reale.
Appello congiunto per preservare lo stato di Gerusalemme come città santa
Il Papa Francesco e il Re Mohammed VI hanno firmato un appello per preservare lo stato di Gerusalemme come città santa. “Noi riteniamo importante preservare la Città santa di Gerusalemme/Al Qods Acharif - si legge del testo dell’appello- come patrimonio comune dell'umanità e soprattutto per i fedeli delle tre religioni monoteiste, come luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica, in cui si coltivano il rispetto reciproco e il dialogo.
A tale scopo devono essere conservati e promossi il carattere specifico multi - religioso, la dimensione spirituale e la peculiare identità culturale di Gerusalemme/Al Qods Acharif. Auspichiamo, di conseguenza, che nella Città santa siano garantiti la piena libertà di accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste e il diritto di ciascuna di esercitarvi il proprio culto, così che a Gerusalemme/Al Qods Acharif si elevi, da parte dei loro fedeli, la preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità sulla terra”.



mercoledì 7 novembre 2018

Il Re Mohammed VI: Marocco pronto al dialogo diretto e franco con Algeria e propone commissione politica congiunta ad hoc


In occasione del 43emo anniversario del Marcia Verde che portò alla liberazione del Sahara dal colonialismo spagnolo nel 1975, il Re Mohammed VI ha dichiarato, martedì, la disposizione del Regno Marocchino “al dialogo diretto e franco” con l'Algeria e ha proposto la creazione di un meccanismo politico congiunto di dialogo e di consultazione per superare “le vertenze congiunturali” che ostacolano lo sviluppo delle relazioni bilaterali.
Il Sovrano ha ricordato che dal suo accesso al Trono, ha sempre chiamato “con sincerità e buona fede” all'apertura delle frontiere tra i due paesi ed alla normalizzazione delle relazioni marocco-algerine, precisando che “il livello di rappresentazione nell'ambito di questa struttura, il suo formato, la sua natura sono da stabilire di comune accordo” e che “il Marocco è aperto a eventuali proposte ed iniziative dell'Algeria per disinnescare il blocco nel quale si trovano le relazioni tra i due paesi vicini fratelli”.
Il meccanismo politico proposto dal Re Mohammed VI “dovrà impegnarsi ad esaminare tutte le questioni bilaterali, con franchezza, obiettività, sincerità e buona fede, senza condizioni né eccezioni, secondo un ordine del giorno aperto”, e potrà costruire “il quadro pratico di una cooperazione, centrata sulle diverse questioni bilaterali”, in particolare quella che riguarda la valorizzazione delle opportunità e dei potenziali di sviluppo della regione del Magreb. Il ruolo di questo meccanismo sarà anche di contribuire “al rafforzamento della concertazione e del coordinamento bilaterali per permettere di rilevare efficacemente le sfide regionali ed internazionali”, precisamente quelle “legate alla lotta antiterrorista ed alla problematica migratoria”. A questo punto il Sovrano ha ribadito il suo impegno ad operare insieme con gli algerini, “in un totale rispetto delle istituzioni nazionali del loro paese”.
D'altra parte, il Sovrano ha deplorato “lo stato di divisione e di discordia che imperversa attualmente in seno dello spazio magrebino”, opposto in modo flagrante ed insensato con ciò che unisce i popoli della regione: legami di fraternità, l'identità di religione, la lingua e la Storia ed il destino comune. Tale stato è in contrasto con l'ambizione di concretizzare l'ideale unitario magrebino, che animava la generazione della liberazione ed l'indipendenza, ambizione che si è incarnata nel 1958 con la Conferenza di Tangeri (nascita dell’Unione del Maghreb Arabo). In questo contesto, il Sovrano ha ricordato che l'appoggio apportato dal Regno alla Rivoluzione algerina aveva contribuito a rafforzare le relazioni tra il Trono marocchino e la Resistenza algerina ed era anche “un elemento fondatore della coscienza e dell'azione politica maghrebina comune”.
“Per lunghi anni, durante e fino al ristabilimento dell'indipendenza, fianco a fianco, ci siamo sollevati contro il colonizzatore in un combattimento comune; e ci conosciamo perfettamente. D'altra parte, numerose sono le famiglie marocchine ed algerine che condividono legami di sangue e di parentela” e che l'interesse dei due popoli risiede “nella loro unità, la loro complementarità, la loro integrazione; e niente bisogno che una parte terza gioca, tra noi, intercessori o mediatori”. “Tuttavia, dobbiamo dare prova di realismo e convenire che le relazioni tra i nostri due paesi sfuggono alla normalità, creando, di fatto, una situazione inaccettabile”.
Nello stesso discorso il Re ribadisce l'attaccamento del Marocco da difendere la sua integrità territoriale con la stessa chiarezza e lo stesso senso dell'impegno responsabile, sia sul livello dell'ONU che a livello interno. “Questa chiarezza di cui ci prevaliamo è illustrata con i principi ed i referenziali immutabili che costituiscono la base della posizione marocchina, ciò che abbiamo definito nel discorso che abbiamo pronunciato in occasione del quarantaduesimo anniversario del Marcia Verde. Sono questi stessi fondamentali che hanno costantemente guidato la nostra azione fino ad oggi”, ha detto il Sovrano.
Questa chiarezza si manifesta anche con la fermezza ed il rigore estremi di cui diamo prova contro ogni abuso che potrebbe pregiudicare i diritti legittimi del Marocco o corrompere il processo di regolamento, dei termini di riferimento fissati. “Quanto all'ambizione che ci anima in materia”, si trova rispecchiata nella collaborazione sincera del Marocco con il Segretario generale delle Nazioni Unite, come pure nel sostegno apportato agli sforzi del suo Inviato personale per mettere le basi di un processo politico serio e credibile.
Si manifesta anche attraverso le iniziative costruttive del Marocco e la sua palpabile attenzione agli appelli internazionali lanciati per trovare una soluzione politica duratura, realistica, di spirito di compromesso e che si iscrive nel quadro dell'iniziativa d'autonomia” del Sahara marocchino proposta per risolvere il conflitto regionale del Sahara. Il Re Mohammed VI rileva in questo senso che il Marocco “è fermamente persuaso della necessità che, dai loro sforzi instancabili per consolidare la nuova dinamica, le Nazioni Unite traggano lezioni ed esperienze del passato ed evitino in particolare i blocchi e le insufficienze che hanno macchiato “il processo di Manhasset”.
Sul livello interno, il Sovrano sottolinea che il Marocco continuerà ad operare “per mettere fine alla politica di concessione di redditizio e di privilegi, per rifiutare ogni forma d'estorsione prendendo pretesto dell'integrità territoriale del Regno e per respingere la sua strumentalizzazione”. “Inoltre, noi non risparmiamo alcuno sforzo per garantire lo sviluppo delle nostre province del Sud, nel quadro del nuovo modello di sviluppo, poiché vogliamo che il Sahara Marocchino si ricollega alla sua vocazione millenaria: essere trait d’union tra Marocco e la sua profondità africana, geografica e storica”.
Parallelamente, prosegue il Sovrano, “l'attuazione operativa della regionalizzazione avanzata contribuisce a fare emergere una vera elite politica, che garantisce una rappresentazione democratica effettiva degli abitanti di Sahara e che, in un clima di libertà e di stabilità, li mette in capacità di esercitare il loro diritto ad una gestione autonoma dei loro affari locali e ad uno sviluppo integrato della loro regione”.
D'altra parte, il Re Mohammed VI ha sottolineato che l’avvio della Marcia Verde “ha segnato una svolta decisiva nella lotta continua per il completamento dell'integrità territoriale del paese”, notando che “questo percorso militante s’è caratterizzato da una simbiosi perfetta tra il Trono ed il popolo e per la sua natura pacifica che ha condotta al recupero progressivo delle nostre province del Sud”, Tarfaya (1958), Sidi Ifni (1969), Oued Eddahab (1979).
Quanto al ritorno del Marocco all’Unione africana, il Re Mohammed VI ha affermato che oltre alla volontà di marcare l’orgoglio d’appartenenza all'Africa, la decisione di reintegrare la sua famiglia istituzionale africana è stata motivata dall'adesione alla dinamica di sviluppo a favore nel Continente e affrontare le sue sfide multiple, senza rinunciare ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi superiori.
Nello stesso discorso, il Sovrano si è rallegrato delle risoluzioni dell'ultimo vertice dei Capi di Stato e di governo dell'Unione africana, tenutasi a Nouakchott sulla questione del Sahara, “poiché sono in accordo con le posizioni ed i principi internazionali pertinenti”. “Questa posizione costruttiva, improntata di saggezza” e di lungimiranza, ha fatto fine con le numerose manovre che, nell'Unione africana, facevano perdere all'Africa ed ai suoi popoli un tempo prezioso, quello che avrebbe dovuto essere impiegato deliberatamente per promuovere lo sviluppo dei paesi africani e favorire la loro integrazione.
Il Sovrano ha ribadito che  il Marocco si impegnerà di sviluppare partenariati economici efficienti, generatori di ricchezza, con vari paesi e diversi raggruppamenti economici, compresa l'Unione europea. Però, ha precisato che “non ne accetteremo nessuno che potrebbe minacciare la nostra integrità territoriale”. Ci importa soprattutto che questi partenariati siano espressamente benefici, in primo luogo, alla popolazione di Sahara marocchino con un impatto positivo sulle loro condizioni di vita e permettendo loro di usufruire, all'interno della loro patria, di un clima di libertà e di dignità, ha concluso il Re.