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giovedì 14 maggio 2020

Algeria: Ong condannano repressione a movimento Hirak

La Federazione Internazionale dei diritti umani (FIDH) e l'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) hanno condannato la repressione subita dal movimento di protesta algerino "Hirak" e dagli attivisti in difesa dei diritti umani ad Algeri da parte delle autorità locali. 
Le due Ong hanno pubblicato congiuntamente, dal loro osservatorio per la protezione dei diritti umani, un dossier sulla repressione degli attivisti in Algeria tra il 22 febbraio e il 05 maggio 2020. 
Si tratta di un rapporto che stabilisce una cronologia precisa degli attacchi contro i difensori dei diritti umani in questo paese, più di un anno dopo l'inizio del movimento popolare di Hirak e nel pieno della pandemia da Covid-19, che colpisce anche l'Algeria. Questa repressione, osserva il rapporto, si materializza molto spesso con atti di molestia, anche a livello giudiziario, con arresti arbitrari e detenzioni ingiustificate di detenuti del movimento algerino Hirak.

CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI

L’Osservatorio condanna fermamente la repressione generalizzata e sistematica degli attivisti dell’Hirak, che si è fortemente accentuata dal settembre 2019. Tale repressione si concretizza nella maggior parte dei casi con atti di vessazione, anche a livello giudiziario, arresti arbitrari e detenzioni ingiustificate. Tali misure mirano unicamente a sanzionare le legittime attività di difesa dei diritti umani di questi attivisti, nonché le libertà di espressione, di associazione e di manifestazione di tutti i cittadini algerini.

L'Osservatorio invita le autorità algerine a:
1. Garantire in ogni circostanza l'integrità fisica e il benessere psicologico di tutti i difensori dei diritti umani in Algeria;
2. Rilasciare immediatamente e incondizionatamente i difensori di tutti i difensori dei diritti umani arbitrariamente detenuti, in particolare nel contesto di un maggiore rischio di diffusione del Coronavirus nelle carceri, conformemente alle raccomandazioni formulate dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dalla Commissione africana per i diritti umani e dei popoli, dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, dalla Commissione interamericana per i diritti umani e il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) nella sua Dichiarazione di principi sul COVID-19;
3. Porre fine a tutte le forme di molestie, anche a livello giudiziario, nei loro confronti;
4. Rispettare le disposizioni della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, adottata dall’Assemblea generale dell'ONU il 9 dicembre 1998; 
5. Garantire in ogni circostanza, con i soli limiti imposti dalle misure adottate a causa dell'attuale crisi sanitaria dovuta all'epidemia di coronavirus, le libertà di manifestazione, di riunione, di associazione e di espressione;
6. Di fronte al rischio di una diffusione massiccia del virus in carcere, si raccomanda di attuare misure di emergenza volte a salvaguardare la salute dei detenuti, in particolare in materia di alimentazione, salute, igiene e quarantena, in modo adeguato, limitato nel tempo e trasparente.

domenica 12 gennaio 2020

Campi del Polisario in Algeria. Ragazze vendute dai genitori


La schiavitù denunciata da anni dalle ONG dei diritti umani nei campi del Fronte Polisario (Algeria) ha causato l’ennesima vittima. Non è la prima volta in cui ragazze giovanissime sono “vendute” dai loro padri.
Sequestrata e costretta a scegliere tra sposare un anziano oppure la condanna a morte. Di fronte a questo crudele destino, la giovane saharawi, appena 18enne, è riuscita miracolosamente a liberarsi dalle grinfie dei suoi carnefici per raggiungere Barcellona, attraverso l’aeroporto di Algeri, con documenti falsi.
La vicenda, sollevata dai media spagnoli, risale al periodo natalizio, quando una giovane sahrawi sbarca all’aeroporto internazionale di Barcellona proveniente dai campi di Lahmada -Tindouf (Algeria).
La giovane fu immediatamente scoperta dalla polizia di Frontiera spagnola, nonostante avesse attraversato con i suoi documenti falsi tutti i serrati controlli algerini. Un interrogativo inquietante che ha sollevato l’attenzione e polemica nei media spagnoli. “Mio padre mi aveva minacciata di morte se non avessi accettato il matrimonio”, ha dichiarato la ragazza ai giornalisti spagnoli accorsi all’aeroporto internazionale di Barcellona quando la notizia era stata diffusa da attivisti dei diritti umani.
Una ragazza saharawi venduta dal padre ad un uomo di parecchi decenni più vecchio, in cambio di un compenso economico, testimonia come il fenomeno della schiavitù e dell’oppressione della donna è ancora una triste realtà in questi luoghi sperduti e senza controllo hanno denunciato i media spagnoli, su un caso che sta diventando una questione di opinione pubblica.
La ragazza ha immediatamente chiesto aiuto e asilo politico, che gli è stato accordato dopo aver esaminato il fascicolo e constatato la triste storia, come riferisce il sito di informazione spagnola “20 Minutos”, indicando che, quando fu rigettata la prima volta, l’avvocato della vittima, Natàlia Castellano, aveva presentato ricorso al ministero degli Interni chiedendo protezione alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Secondo le ultime notizie, la ragazza, che afferma di essere stata aiutata da sua madre a fuggire da Tindouf, avrebbe ora lasciato “il servizio rimpatriati” in attesa che venga dato un seguito positivo alla sua richiesta. Il giornale online spagnolo riporta che si sono mobilitati diversi gruppi per aiutarla.
Purtroppo non sarebbe un caso isolato.
Il caso di ragazze sequestrate nei campi del Polisario e costretti a matrimonio forzati sono ormai numerosi e denunciate dai media spagnoli. Ricordiamo l’eclatante caso della ventunenne Hija Maloma, che vive con la nuova famiglia di accoglienza in Spagna e divenuta cittadina spagnola. Nel 2016 era partita per salutare la sua famiglia biologica nei campi di Tindouf, ma fu sequestrata con l’aiuto dei dirigenti del Polisario. Stesso triste destino era toccato anche a Darya Embark e Mahjouba Mohammed. Le associazioni delle famiglie spagnole che hanno adottato ragazze dei campi del Polisario continuano a denunciare questa pratica di sequestro a danno di centinaia di giovani, costrette al matrimonio forzato appena tornano, in vacanza, nelle loro famiglie biologiche.

giovedì 7 novembre 2019

Marcia Verde. Sviluppo economico continua in Sahara


La Marcia Verde è un simbolo assoluto della simbiosi che unisce il Trono e il popolo marocchino
Il Regno del Marocco ha celebrato il 06 novembre 2019 il 44esimo anniversario della Marcia Verde, organizzata in risposta all'appello del defunto Re Hassan II nel 06 novembre 1975, in cui 350.000 volontari pacifici si sono mobilitati sul livello nazionale per raggiungere il territorio marocchino detto impropriamente “Sahara spagnolo o Sahara Occidentale” occupato dalla Spagna. La storica Marcia Verde, salutata da tutto il mondo, rimarrà per sempre nella memoria collettiva dei marocchini come evento storico di lotta per l’indipendenza e il completamento dell’integrità territoriale. L’evento rispecchia la forte coesione tra il Trono Alauita e il popolo marocchino, nonché la loro unanimità intorno alle costanti e ai valori sacri della nazione.
Da segnalare che in via pacifica e di dialogo la Spagna, firmando l’Accordo di Madrid con il Marocco, ha deciso di ritirarsi subito dai territori meridionali marocchini.

Sviluppo continuo in Sahara …
Oggi, il territorio lasciato dall’occupazione spagnola con zero investimento, ha raggiunto un gigantesco sviluppo economico e sociale, infatti, sono in corso con determinazione su tutti livelli, le azioni principalmente prioritarie di sviluppare ancora questa regione. Secondo il Ministero dell’Economia e della Finanza, il programma di sviluppo delle province meridionali iniziato negli ultimi due anni con 87 progetti completati con un costo complessivo di oltre 7 miliardi di DH. Gli investimenti statali passeranno da 77 a 81 miliardi di Dh entro 2020. Alla fine del 2018 il loro tasso di esecuzione è stato superiore al 70 per cento.
In questi anni il Sahara ha conosciuto uno sviluppo grandioso su tutti gli aspetti: sviluppo delle città grazie alla raggruppamento della popolazione, la costruzione di un’infrastruttura di base moderna e la realizzazione di progetti economicamente produttivi per la popolazione locale. Le aziende internazionali e le multinazionali si fidano del potenziale economico delle province meridionali. Non è per caso, per esempio, l’apertura di un nuova ristorante Mc Donald's di Laayoune nel 2017, mentre il nuovo porto atlantico di Dakhla, di un budget di 96 milioni di dollari, creerà 183.000 posti di lavoro entro 2030 e costituirà un punto di svolta per gli scambi con l’Africa e l’America latina. Oggi le province del sud, servite da diverse compagnie aeree internazionali, sono diventate una meta turistica famosa, attraendo grandi conferenze e manifestazioni a portata regionale e internazionale come il Forum Crans Montana.

Sahara trait d’union tra Marocco e Africa sub-sahariana
“Il Sahara marocchino è la porta del Marocco verso l’Africa sub-sahariana”, e costituisce un vero e proprio trait d’union tra Marocco e il resto dell’Africa dal punto di vista geografico, umano ed economico, ha affermato mercoledì il Re Mohammed VI in occasione della festa di Marcia Verde. Il Marocco occupa tuttavia un posto di primo piano in Africa, in campo economico, politico, culturale e religioso, ha aggiunto il Re Mohammed VI, esprimendo la sua determinazione a erigere il Regno come attore chiave della costruzione dell'Africa di domani. Ciò attraverso il costante rafforzamento delle relazioni umane, economiche e politiche che uniscono Marocco ai paesi africani.

Il Gran Magreb soffre dello statu-quo
A livello del Maghreb, il Sovrano ha riaffermato l’impegno del Marocco a instaurare relazioni sane e solide con gli altri Stati magrebini. “Alla luce delle opportunità e della posta in gioco che essa comporta, la situazione attuale nella regione e nel Mediterraneo sollecita la nostra attenzione e ci induce ad intraprendere un’azione costruttiva”. Il Re Mohammed VI spiega che “la gioventù magrebina esige da noi la creazione di uno spazio aperto, propizio all’interazione e allo scambio”, mentre il settore degli affari esige che le siano garantite condizioni favorevoli al suo sviluppo. “Allo stesso modo, i nostri partner, in particolare europei, hanno bisogno di un socio efficace”, “i nostri fratelli d’Africa subsahariana attendono che i nostri paesi contribuiscano a realizzare i programmi e ad affrontare le grandi sfide del continente” e, infine, “i nostri fratelli arabi desiderano che il Gran Magreb si associ alla costruzione di un nuovo ordine arabo”, ha sottolineato il Sovrano.
 “Le speranze e le aspettative sono enormi; le sfide sono numerose e complesse. Tuttavia, si può deplorare che alcuni non ne misurino l’importanza”, ha proseguito il Re per il quale “il nostro nemico comune risiede nell’immobilismo e nel basso livello di sviluppo che ancora conoscono i nostri cinque popoli”. I paesi maghrebini sono Marocco, Mauritania, Tunisia, Libia ed Algeria.

l’Iniziativa di autonomia del Sahara è la concreta soluzione ricercata dall’ONU
Al livello dell’ONU, il Sovrano ha insistito sull'impegno del Regno a difendere la sua integrità territoriale e la sua piena adesione al processo dell'ONU per la risoluzione di questa disputa regionale, ricordando le basi che hanno sempre guidato l'azione del Marocco.
Il Sovrano ha sottolineato che lo slancio del 1975 continua ancora oggi, concretizzato dal suo impegno a portare a termine lo sviluppo di tutte le regioni del Regno, comprese quelle del sud.
E sulla questione dell’integrità territoriale del paese e della sua piena sovranità sui suoi territori, Mohammed VI ha ricordato i principi fondamentali che animano il Marocco. Sulla Marocchinità del Sahara, il Marocco ha sempre mostrato una posizione chiara, ispirata da una fede incrollabile nella giustezza della sua causa e nella legittimità dei suoi diritti. Poi ha evidenziato che, in linea con il processo politico dell'ONU e con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, il Marocco continuerà a lavorare con sincerità e buona fede per giungere a una soluzione politica, realistica, pragmatica e consensuale.
Il Re ha inoltre messo in risalto che l’iniziativa di autonomia proposta dal Regno e ampiamente accolta dalla comunità internazionale resta l’unica base di negoziazione. Seria, credibile, equa nei suoi orientamenti, l’Iniziativa di autonomia costituisce la traduzione concreta della soluzione ricercata. Infatti, è l’unica via possibile per giungere a una soluzione del conflitto, nel pieno rispetto dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale del Regno. Questa prospettiva si è rafforzata dal fatto che un numero sempre crescente di paesi (oltre 163 ad oggi) non riconosce l’entità fittizia della “RASD” basata in Algeria. “L’Iniziativa di autonomia è sostenuta anche dai partenariati e dagli accordi che legano le grandi potenze e un certo numero di paesi fratelli e amici al nostro paese e che coprono tutte le sue regioni, comprese le province del Sud”, ha sottolineato il Re.

sabato 6 aprile 2019

Scandalo. Come il rappresentante del Polisario a Roma ha spinto un attivista italiano al suicidio?


È apparso pubblicamente un scandalo gravissimo avvenuto in Italia con ricaduta in Algeria, le autorità italiane, in particolare quelle della regione d’Emilia Romagna, sono molto determinate contro le accuse di pedofilia avanzate dal gruppo Polisario basato in Algeria ed i suoi capi.
Secondo le rivelazioni apparse in media internazionali anche nel Social, il denominato Omar Mih, rappresentante del gruppo Polisario in Italia, aveva emesso accuse di pedofilia contro un attivista spingendo quest'ultimo al suicidio.
L’attivista era molto conosciuto ed attivo nel sostegno delle tesi separatiste e le autorità italiane chiedono i conti non solo ad Omar Mih, ma a tutta la dirigenza del Polisario.
È in questo senso, le informazioni evidenziano una riunione recentemente avvenuta tra l'ambasciatore d'Italia in Algeria Pasquale Ferrara e Abdelkader Taleb Omar rappresentante dei separatisti ad Algeri.
Durante questa riunione, in presenza di altri dirigenti dei due lati, il caso del suicidio dell'attivista italiano sarebbe ben evocato e di conseguenza l'ambasciatore italiano ha espresso, le sue preoccupazioni circa le gravi propositi di Mih, soprattutto che questo ultimo non avrebbe dato alcun seguito o chiarimenti sulle sue dichiarazioni alle autorità italiane.
In aggiunta, il diplomatico italiano ha riferito ai suoi interlocutori separatisti che Simonetta Saliera presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, da cui il defunto è originario, era pronta a rendersi nei campi di Tindouf in Algeria, per verificare le grave dichiarazioni di Mih. Alla fine di questa riunione, Pasquale Ferrara ha chiesto ad Abdelkader Taleb di trasmettere le preoccupazioni d'Italia al cosiddetto “governo saharawi” basato in Algeria. Il diplomatico del Belpaese ha, infine, richiamato l'attenzione del Polisario sull'eventuale impatto negativo che avrà questo caso “sull'impegno” della regione Emilia Romagna a favore della “causa saharawi”.
È chiaro che la politica della menzogna e della deformazione dei fatti da parte dei separatisti può portare solo a conseguenze spiacevoli.


mercoledì 7 novembre 2018

Il Re Mohammed VI: Marocco pronto al dialogo diretto e franco con Algeria e propone commissione politica congiunta ad hoc


In occasione del 43emo anniversario del Marcia Verde che portò alla liberazione del Sahara dal colonialismo spagnolo nel 1975, il Re Mohammed VI ha dichiarato, martedì, la disposizione del Regno Marocchino “al dialogo diretto e franco” con l'Algeria e ha proposto la creazione di un meccanismo politico congiunto di dialogo e di consultazione per superare “le vertenze congiunturali” che ostacolano lo sviluppo delle relazioni bilaterali.
Il Sovrano ha ricordato che dal suo accesso al Trono, ha sempre chiamato “con sincerità e buona fede” all'apertura delle frontiere tra i due paesi ed alla normalizzazione delle relazioni marocco-algerine, precisando che “il livello di rappresentazione nell'ambito di questa struttura, il suo formato, la sua natura sono da stabilire di comune accordo” e che “il Marocco è aperto a eventuali proposte ed iniziative dell'Algeria per disinnescare il blocco nel quale si trovano le relazioni tra i due paesi vicini fratelli”.
Il meccanismo politico proposto dal Re Mohammed VI “dovrà impegnarsi ad esaminare tutte le questioni bilaterali, con franchezza, obiettività, sincerità e buona fede, senza condizioni né eccezioni, secondo un ordine del giorno aperto”, e potrà costruire “il quadro pratico di una cooperazione, centrata sulle diverse questioni bilaterali”, in particolare quella che riguarda la valorizzazione delle opportunità e dei potenziali di sviluppo della regione del Magreb. Il ruolo di questo meccanismo sarà anche di contribuire “al rafforzamento della concertazione e del coordinamento bilaterali per permettere di rilevare efficacemente le sfide regionali ed internazionali”, precisamente quelle “legate alla lotta antiterrorista ed alla problematica migratoria”. A questo punto il Sovrano ha ribadito il suo impegno ad operare insieme con gli algerini, “in un totale rispetto delle istituzioni nazionali del loro paese”.
D'altra parte, il Sovrano ha deplorato “lo stato di divisione e di discordia che imperversa attualmente in seno dello spazio magrebino”, opposto in modo flagrante ed insensato con ciò che unisce i popoli della regione: legami di fraternità, l'identità di religione, la lingua e la Storia ed il destino comune. Tale stato è in contrasto con l'ambizione di concretizzare l'ideale unitario magrebino, che animava la generazione della liberazione ed l'indipendenza, ambizione che si è incarnata nel 1958 con la Conferenza di Tangeri (nascita dell’Unione del Maghreb Arabo). In questo contesto, il Sovrano ha ricordato che l'appoggio apportato dal Regno alla Rivoluzione algerina aveva contribuito a rafforzare le relazioni tra il Trono marocchino e la Resistenza algerina ed era anche “un elemento fondatore della coscienza e dell'azione politica maghrebina comune”.
“Per lunghi anni, durante e fino al ristabilimento dell'indipendenza, fianco a fianco, ci siamo sollevati contro il colonizzatore in un combattimento comune; e ci conosciamo perfettamente. D'altra parte, numerose sono le famiglie marocchine ed algerine che condividono legami di sangue e di parentela” e che l'interesse dei due popoli risiede “nella loro unità, la loro complementarità, la loro integrazione; e niente bisogno che una parte terza gioca, tra noi, intercessori o mediatori”. “Tuttavia, dobbiamo dare prova di realismo e convenire che le relazioni tra i nostri due paesi sfuggono alla normalità, creando, di fatto, una situazione inaccettabile”.
Nello stesso discorso il Re ribadisce l'attaccamento del Marocco da difendere la sua integrità territoriale con la stessa chiarezza e lo stesso senso dell'impegno responsabile, sia sul livello dell'ONU che a livello interno. “Questa chiarezza di cui ci prevaliamo è illustrata con i principi ed i referenziali immutabili che costituiscono la base della posizione marocchina, ciò che abbiamo definito nel discorso che abbiamo pronunciato in occasione del quarantaduesimo anniversario del Marcia Verde. Sono questi stessi fondamentali che hanno costantemente guidato la nostra azione fino ad oggi”, ha detto il Sovrano.
Questa chiarezza si manifesta anche con la fermezza ed il rigore estremi di cui diamo prova contro ogni abuso che potrebbe pregiudicare i diritti legittimi del Marocco o corrompere il processo di regolamento, dei termini di riferimento fissati. “Quanto all'ambizione che ci anima in materia”, si trova rispecchiata nella collaborazione sincera del Marocco con il Segretario generale delle Nazioni Unite, come pure nel sostegno apportato agli sforzi del suo Inviato personale per mettere le basi di un processo politico serio e credibile.
Si manifesta anche attraverso le iniziative costruttive del Marocco e la sua palpabile attenzione agli appelli internazionali lanciati per trovare una soluzione politica duratura, realistica, di spirito di compromesso e che si iscrive nel quadro dell'iniziativa d'autonomia” del Sahara marocchino proposta per risolvere il conflitto regionale del Sahara. Il Re Mohammed VI rileva in questo senso che il Marocco “è fermamente persuaso della necessità che, dai loro sforzi instancabili per consolidare la nuova dinamica, le Nazioni Unite traggano lezioni ed esperienze del passato ed evitino in particolare i blocchi e le insufficienze che hanno macchiato “il processo di Manhasset”.
Sul livello interno, il Sovrano sottolinea che il Marocco continuerà ad operare “per mettere fine alla politica di concessione di redditizio e di privilegi, per rifiutare ogni forma d'estorsione prendendo pretesto dell'integrità territoriale del Regno e per respingere la sua strumentalizzazione”. “Inoltre, noi non risparmiamo alcuno sforzo per garantire lo sviluppo delle nostre province del Sud, nel quadro del nuovo modello di sviluppo, poiché vogliamo che il Sahara Marocchino si ricollega alla sua vocazione millenaria: essere trait d’union tra Marocco e la sua profondità africana, geografica e storica”.
Parallelamente, prosegue il Sovrano, “l'attuazione operativa della regionalizzazione avanzata contribuisce a fare emergere una vera elite politica, che garantisce una rappresentazione democratica effettiva degli abitanti di Sahara e che, in un clima di libertà e di stabilità, li mette in capacità di esercitare il loro diritto ad una gestione autonoma dei loro affari locali e ad uno sviluppo integrato della loro regione”.
D'altra parte, il Re Mohammed VI ha sottolineato che l’avvio della Marcia Verde “ha segnato una svolta decisiva nella lotta continua per il completamento dell'integrità territoriale del paese”, notando che “questo percorso militante s’è caratterizzato da una simbiosi perfetta tra il Trono ed il popolo e per la sua natura pacifica che ha condotta al recupero progressivo delle nostre province del Sud”, Tarfaya (1958), Sidi Ifni (1969), Oued Eddahab (1979).
Quanto al ritorno del Marocco all’Unione africana, il Re Mohammed VI ha affermato che oltre alla volontà di marcare l’orgoglio d’appartenenza all'Africa, la decisione di reintegrare la sua famiglia istituzionale africana è stata motivata dall'adesione alla dinamica di sviluppo a favore nel Continente e affrontare le sue sfide multiple, senza rinunciare ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi superiori.
Nello stesso discorso, il Sovrano si è rallegrato delle risoluzioni dell'ultimo vertice dei Capi di Stato e di governo dell'Unione africana, tenutasi a Nouakchott sulla questione del Sahara, “poiché sono in accordo con le posizioni ed i principi internazionali pertinenti”. “Questa posizione costruttiva, improntata di saggezza” e di lungimiranza, ha fatto fine con le numerose manovre che, nell'Unione africana, facevano perdere all'Africa ed ai suoi popoli un tempo prezioso, quello che avrebbe dovuto essere impiegato deliberatamente per promuovere lo sviluppo dei paesi africani e favorire la loro integrazione.
Il Sovrano ha ribadito che  il Marocco si impegnerà di sviluppare partenariati economici efficienti, generatori di ricchezza, con vari paesi e diversi raggruppamenti economici, compresa l'Unione europea. Però, ha precisato che “non ne accetteremo nessuno che potrebbe minacciare la nostra integrità territoriale”. Ci importa soprattutto che questi partenariati siano espressamente benefici, in primo luogo, alla popolazione di Sahara marocchino con un impatto positivo sulle loro condizioni di vita e permettendo loro di usufruire, all'interno della loro patria, di un clima di libertà e di dignità, ha concluso il Re.

martedì 25 settembre 2018

Quell'angolo di Africa che tutti dimenticano

di Domenico Letizia
Comprendere la questione di un popolo abbandonato in un ‘limbo’ d’indifferenza attraverso l’Osservatorio del Sahara per la pace, la democrazia e i diritti umani (OSPDH): un territorio conteso, ormai da troppi anni, tra Marocco, Algeria e Fronte Polisario 
Quella del Sahara Occidentale del Marocco è una problematica poco dibattuta a livello internazionale, ma molto conosciuta nel Nord Africa, a causa dei conflitti che sono in corso e del gioco diplomatico che coinvolge più Stati regionali. Il Sahara Occidentale fu una colonia spagnola per quasi un secolo: un esteso territorio sulla costa atlantica con circa mezzo milione di abitanti, conteso a causa della sua ricchezza di fosfati. Fu annesso dal Marocco nel 1975 e, un anno dopo, il Fronte Polisario,  sostenuto dall’Algeria,  proclamò la nascita della Rasd (Repubblica araba dei Sahrawi), reclamando l’istituzione di un referendum di autodeterminazione che non rispecchiava le convenzioni internazionali e delle Nazioni Unite. 
Le due parti, Marocco e Polisario, non hanno mai trovato un accordo sui termini del referendum e su chi avesse diritto al voto. Purtroppo, nonostante gli sforzi della monarchia marocchina, le interferenze dell’Algeria creano numerosi problemi, che il Regno del Marocco tenta di affrontare con pragmatismo, attenzione e collaborazione con le istituzioni internazionali.
Durante i lavori della missione dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica internazionale (Irepi) e della Federazione italiana Diritti umani (Fidu), nella città di Laâyoune abbiamo avuto modo di approfondire la problematica con i rappresentanti locali della Ong: Osservatorio del Sahara per la pace, la democrazia e i diritti umani (OSPDH). La città di Laâyoune è situata a circa 30 chilometri dalla costa atlantica, sulla sinistra del Uadi Saguia El-Hamra ed è facilmente raggiungibile tramite collegamento aereo.
La città è la più grande del Sahara Occidentale. Il Re del Marocco ha investito molto nell’area desertica. E numerosi sono i progetti per lo sviluppo e l’implementazione dell’economia locale, nel tentativo di far crescere le zone martoriate dal lungo conflitto. In queste aree, la priorità umanitaria resta la questione migrazioni e migranti. Ci sono, infatti, 1500 migranti che vivono nel distretto cittadino, i quali lavorano negli ingranaggi del settore primario dell’agricoltura e della pesca, con ottimi rapporti commerciali con le Isole Canarie, distanti solamente 80 chilometri dalla città. L’Ong lavora all’integrazione e alla valorizzazione dei migranti, ma numerosi sono i problemi denunciati legati ai finanziamenti, poiché la propaganda e il conflitto creano difficoltà nella raccolta fondi e nelle richieste progettuali a Ong europee e a istituzioni internazionali. 
Chiarissime sono le parole della presidente della struttura, Aicha Duihi: “Noi vogliamo che le Ong europee ascoltino la nostra voce”. I rappresentanti dell’organizzazione descrivono, con dovuta attenzione, il lavoro delle istituzioni del Marocco nella zona: le persone ospitate negli accampamenti hanno una regolare documentazione, che certifica il loro status di rifugiati. E quasi tutti lavorano senza discriminazioni da parte delle autorità o dei cittadini. Molti sono i prodotti che l’Unione europea ha inviato nei campi di Tindouf, come sardine e farina, che spariscono prima di giungere nei territori a causa delle interferenze del Polisario. 
Il parlamento europeo, secondo quanto ci dicono i rappresentanti dell’organizzazione, ha chiesto più volte al Polisario di conoscere le statistiche e la cifra esatta delle persone presenti nei campi, ma ancora oggi non si conosce il numero esatto della popolazione nelle zone soggette al controllo del Fronte Polisario. 
“Il Polisario”, afferma Aicha Duihi, “continua a mentire. E noi chiediamo statistiche certe sui numeri e le difficoltà dei campi. Noi non abbiamo capito chi rappresenta il Polisario. Il 95% del popolo del Sahara vive qui, nelle regioni del Marocco. I rappresentanti del Polisario sono gli stessi dal 1977 e loro parlano di democrazia. Solo in Marocco ho conosciuto le libere elezioni, democratiche e trasparenti e sono stata libera di votare senza costrizioni. Noi chiediamo una soluzione pacifica, decisa e definitiva della problematica del Polisario. E chiediamo ai rappresentanti di tale pseudo-governo di avanzare proposte precise, per intraprendere un vero processo di pace e democrazia. L’Unione europea e il mondo intero non può ignorare quello che noi denunciamo. Noi sappiamo che lo scopo dell’Algeria è quello di estendersi verso il mare e questo è il ‘sunto’ del conflitto del Polisario. Un Paese pieno di miniere di ferro, che vuole espandere i propri confini, mentre il Regno del Marocco avanza proposte specifiche di pace e democrazia. Abbiamo solo due scelte: o il conflitto cessa con una soluzione pacifica, oppure si estenderà ancora per tanto tempo, senza alcuna soluzione”. Le armi migliori della Ong sono quelle dell’educazione e dell’approccio pedagogico, con lo svolgimento e la stesura di progetti per l’educazione e la pace che gli attivisti del Sahara vorrebbero far conoscere meglio alle istituzioni della Ue e al parlamento europeo. “Il nostro sogno”, ribadisce Aicha Duihi, “è quello di continuare con la programmazione dei progetti. Ci occupiamo di migrazione, sviluppo sostenibile, lavori sociali. E siamo fieri che la nostra partecipazione sia popolare e riconosciuta dai cittadini. Giuridicamente”, concludono senza mezzi termini i rappresentanti dell’Organizzazione non governativa, “il territorio è sotto l’amministrazione del Marocco, ma numerose sono le interferenze da parte dell’Algeria”.

giovedì 26 luglio 2018

Tribunale dell’UE : Polisario non è rappresentante della popolazione saharawi. Rinnovato Accordo di Pesca UE – Marocco


Il tribunale dell'Unione europea (UE) ha reso pubblico, il 19 luglio 2018, una ordinanza di rifiuto del ricorso depositato, nel 2014, dai separatisti del Polisario contro l'accordo di pesca maroco-europeo. Quest'ordinanza, che respinge il ricorso, nega al Polisario la qualità per agire oltre a pagare le spese per il tribunale.
Cosi “il tribunale (quinta camera allargata), ordina: 1) Il ricorso è respinto. 2) Il fronte popolare per la liberazione di Saguia-el-Hamra e di Rio de Oro (Front Polisario) sopporterà, oltre alle sue spese, quelle esposte dal Consiglio dell'Unione europea”.
Questo sviluppo positivo consolida la posizione del Regno del Marocco su questa questione e smaschera, di nuovo, l'impostura dei separatisti sostenuti dall’Algeria, ed il loro fallimento a far valere lo statuto dello Fronte Polisario come rappresentante legittimo o legale delle popolazioni saharawi.
Il ministro marocchino della Pesca Aziz Akhannouch, considera che si tratta di una nuova vittoria per il Marocco poiché: “Il ricorso è respinto nella sua integrità; l'accordo (2014 – 2018) impugnato aveva scadenza il 14 luglio 2018 cioè 5 giorni prima dell'ordinanza del tribunale, del 19 luglio; il tribunale conforma le motivazioni già espresse dalla corte di giustizia di cui i due accordi, agricolo e di pesca, tengono ormai conto; l'accordo resta dunque valido;  “il polisario”, di nuovo, non ha nessuna qualità ad agire in questa questione secondo i termini del tribunale; è dunque una vittoria per il Marocco e ricordo che abbiamo integrato menzioni esplicite e formali ai territori delle nostre province del sud ai due accordi, agricolo e di pesca”.
Intanto, proprio il 24 luglio, la sigla dell'accordo sulla pesca tra il Marocco e l'Unione europea (Ue) è arrivata al termine di un processo di sette round di negoziati svolti in un clima consenso tra le due parti. Lo ha dichiarato a Rabat il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Nasser Bourita, dopo la cerimonia della firma dell'intesa, alla presenza del ministro dell'Agricoltura Aziz Akhannouch, Bourita ha sottolineato che “la sigla dell'accordo sulla pesca tra Marocco e Ue costituisce il culmine di un processo negoziale durato circa tre mesi e che si è svolto in sette turni a Bruxelles e Rabat. Bourita ha aggiunto che la sigla concretizza il raggiungimento di tre obiettivi principali, il primo dei quali mira a rafforzare il partenariato tra il Marocco e l'Ue nel settore della pesca marittima, una collaborazione il cui inizio risale a più di 30 anni fa e che si basa su diversi accordi conclusi negli anni passati.
Il testo include diverse novità, cominciando con il numero di marinai marocchini a bordo delle navi europee che è stato rivisto al rialzo: per alcune categorie di navi il cui numero massimo è limitato a 128. Inoltre, al fine di ottimizzare al meglio l'impatto socio-economico per la popolazione delle regioni interessate, in particolare nelle province del sud del Marocco, l'accordo prevede un volume di attraccaggio obbligatorio, con un aumento del livello delle sanzioni del 15 per cento e del 5 per cento in caso di non conformità con gli sbarchi. Inoltre, l'accordo prevede un aumento del contributo finanziario da 40 milioni di euro a 52,2 milioni di euro l'anno.
Le due parti hanno inoltre concordato disposizioni volte ad ottimizzare i benefici per le popolazioni nelle aree interessate. Secondo la dichiarazione congiunta del Marocco e dell'Ue, “Rabat beneficerà dei vantaggi socioeconomici dell'accordo, in particolare in termini di infrastrutture, servizi sociali di base, creazione di imprese, formazione professionale, sviluppo e ammodernamento del settore della pesca”.
L'accordo copre l'area geografica di Cap Spartel a Cap Blanc, escludendo il Mar Mediterraneo al fine di preservare le risorse di un'area che spesso soffre di sovrasfruttamento. Il sistema di monitoraggio e controllo della pesca è stato inoltre rafforzato, rendendo obbligatoria la presenza di osservatori in alcuni casi non previsti dal vecchio protocollo.
Il nuovo accordo è stato accolto con soddisfazione dalla diplomazia marocchina, che ha commentato tramite i suoi organi ufficiali che “nessuna intesa internazionale può essere conclusa senza comportare la sovranità del Regno sulle sue province meridionali”.
Secondo il ministro Agricoltura del Marocco, Aziz Akhannouch, lo stesso accordo mira a preservare la sostenibilità delle risorse ittiche e proteggere l'ambiente marino sottolineando che l'obiettivo è di insistere sulla “preservazione della sostenibilità delle risorse ittiche”, dato che molte specie non erano incluse nel precedente accordo, e ha inoltre affermato che le due parti hanno concordato di fornire nuovi mezzi finanziari a beneficio della popolazione e dei pescatori al fine di consentire loro di beneficiare di progetti socioeconomici che fanno parte del piano Halieutis e contribuiscono alla ristrutturazione del settore della pesca. Akhannouch ha sottolineato che si tratta di “un accordo equilibrato”, che tiene conto di tutte le prospettive in vigore e risponde a tutte le richieste.
Da parte sua, l'ambasciatrice dell'Ue in Marocco, Claudia Wiedey, ha dichiarato di essere “orgogliosa” della sigla dell'accordo, che getta le basi per il futuro del settore della pesca sia per il Marocco che per l'Unione europea.