venerdì 12 ottobre 2018

Perché Algeria rifiuta il censimento della popolazione dei campi di Tindouf?


di Yassine Belkassem

Questo contributo intende di spiegare e di sensibilizzare del rifiuto sistematico dell’Algeria di assumere la sua responsabilità circa il censimento e la registrazione della popolazione dei campi e di sanare questioni umanitarie che interpellano le vive coscienze del mondo ad intervenire. Questa popolazione non ha il diritto (carta) di rifugiato. Si tratta di un caso unico nella Storia dei profughi.
I “profughi” sahrawi creati ad ogni pezzo dal Governo algerino e dal defunto il Gheddafi per obiettivi egemonici per farne uno strumento di contestazione contro il recupero del Marocco dei suoi territori sotto dominio spagnolo, e questo dopo la conclusione dell'Accordo di Madrid tra Marocco, Spagna e Mauritania nel 1975.
Questi rifugiati/sequestrati, trasferiti/deportati delle loro case in Sahara e segregati con la forza nei campi militari in Algeria da parte dell'Esercito algerino e le milizie del Polisario.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiede da anni all’Alto Commissariato dei Rifugiati ad organizzare il censimento della popolazione sopraindicata. Queste raccomandazioni rispecchiano l’attenzione della comunità internazionale sulla dimensione umanitaria in questi campi ben conosciuti da oltre 40 anni di orribili negazioni e violazioni dei diritti umani, di cui questi campi si sono trasformati in prigione aperta sottomessa ad un muscoloso e feroce sistema militare che impedisce le libertà della circolazione e l’espressione oltre alle varie forme della tortura e il terrore.
Perché occorre un censimento della popolazione dei campi di Tindouf?
Con forti risoluzioni, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU raccomanda e insiste sul censimento per dare risposta alla necessita pressante delle sofferenze della popolazione privata dalle minime condizioni della dignità umana. Di tutto ciò, l’operazione del censimento non si semplifica in una operazione tecnica ma ha diverse estensioni di cui:
Elencare il numero esatto dei rifugiati è un meccanismo che autorizza l’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’ONU (ACNUR) ad assegnare l’aiuto umanitario in modo efficace. L’assenza del censimento non permette mai a determinare i bisogni umanitari in modo trasparente e preciso, ma contribuisce allo spreco delle risorse dell’ACNUR con le deviazioni degli stessi aiuti umanitari internazionali offerti generosamente da anni, a base di un numero molto esagerato della popolazione.
Di fronte alla mancanza del censimento ufficiale ACNUR e il Pian Alimentare Mondiale (PAM) avevano considerato 90mila nel 2005, ma anche questo numero era molto esagerato secondo i saharawi dei campi, mentre Algeria pretende 164mila. Senza parlare di alcune associazioni in Italia che divulgano la cifra 500mila persone per scopo di propaganda e che potrebbe essere lucrativo.
Il censimento permette di identificare le persone sia quelle d’origine saharawi e di altri Stati che dimorano nei campi. Questa operazione aiuta ACNUR a svolgere suo lavoro nell’aprire interviste individuali con i saharawi sul loro desiderio se rimangano nei campi (Algeria), ritornare in Marocco o scegliere un altro paese terzo.
Questa operazione apre anche lo spazio a nuove opzioni per risolvere il conflitto in rispetto totale della volontà degli interessati.
L’identificazione della popolazione e della loro provenienza permette, inoltre, di:
1.    Conoscere davvero chi proclama il diritto all’autodeterminazione.
2.    Concedere la protezione internazionale effettiva della popolazione saharawi.
3.    Obbligare Algeria (paese che ospita questi rifugiati) di assumere la responsabilità internazionale nella protezione di questi rifugiati a base della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
Algeria non vuol sentire del censimento, ecco perché:
Algeria vuole che il conflitto che ha creato perdura nella regione per obiettivi egemonici.
Algeria ha timore che i risultati del censimento la condannano perché non superano 50mila persone di cui la maggioranza non sono saharawi ma provengono dall’Algeria, Mauritania, Mali e Niger:  Dal 1976, un flusso grosso di nomadi verso i campi di Tindouf, è stato insediato dalle autorità d’Algeri. Lo scopo era di gonfiare le file dei profughi in previsione di un referendum di autodeterminazione e di impressionare la comunità internazionale cercando di far credere l'idea che la maggior parte dei sahrawi hanno lasciato il territorio del Sahara per paura di sedicenti persecuzioni da parte del Marocco.
Algeria non vuole che il mondo sappia che migliaia di abitanti dei campi votano nelle elezioni di Mauritania (Zouirat, Attar) e Algeria (Tindouf) e che un numero grande dei membri del Polisario che hanno acquisito una cittadinanza straniera continuano ad approfittare dell’aiuto umanitario a scapito della popolazione dei campi.
Algeria che continua a chiedere gli aiuti a nome della popolazione dei campi, si trova in difficoltà abusando della generosità dei donatori con l’avanzo di un numero di persone falso e di conseguenza il resoconto non torna mai e le deviazioni degli aiuti umanitari la mettono in guai davanti al mondo un’altra volta. Le ultime reazioni sono arrivate dall’Unione Europea: Con le gravissime rivelazioni del rapporto dell'Ufficio Europeo Anti-Frode (OLAF), l'UE ha preso una serie di misure per limitare le deviazioni massicce e sistematiche degli aiuti umanitari destinati alle popolazioni nei campi algerini di Tindouf da parte dell’Algeria e Polisario.
Pilota Ali Najab
Per il pilota capitano delle Forze Armate Reali Ali Najab  che ha vissuto 25 anni di prigionia nei campi di Tindouf in Algeria: “L'ONU è responsabile per non aver imposto all'Algeria dal 1976 l'organizzazione di un censimento dei cosiddetti profughi dei campi di Tindouf. Dato che queste popolazioni deportate dall'Esercito algerino all'inizio del conflitto in Sahara, erano soltanto alcune migliaia (circa 15.000) mentre il più grande numero della popolazione sahrawi è rimasto in Sahara a Laayoune, Smara, Boujdour, Dakhla ed altrove. Le persone che il Polisario esibisce nei campi di Tindouf non sono tutte originarie di Sahara “occidentale”. Per gonfiare il numero, l'Algeria ed il Polisario hanno iniettato nei campi degli Haratini riportati dalla Mauritania, degli abitanti presi sulla popolazione di Tindouf stesso e di Bechar (città algerine)”.
Infine, Algeria ha paura che il mondo scopre la bugia del secolo di una sedicente “RASD” senza popolo, senza territorio, senza riconoscimento valido e con una popolazione ignota, ma introdotta all’Unione Africana proprio dall’Algeria e dal defunto Gheddafi.

giovedì 11 ottobre 2018

FIDU. Il Marocco, esempio da seguire in materia dei diritti umani per molti paesi della regione


I progressi realizzati dal Marocco in materia dei diritti dell'uomo e della libertà d'espressione hanno fatto del Regno un modello da seguire per molti paesi in Nord Africa ed in Medio Oriente, ha sottolineato il presidente della Federazione Italiana dei Diritti dell’Uomo Antonio Stango che faceva parte di una delegazione Italiana dei diritti dell'uomo, che ha visitata recentemente il Marocco.
Stango, oltre a mettere in risalto i progressi concretizzati nel settore della libertà d’espressione, grazie alla  Costituzione del 2011 ed alle riforme condotte in vari settori, ha salutato i progressi realizzati in materia dei diritti dell'uomo nelle province del sud del Regno, precisando che questi progressi sono stati conosciuti realmente da parte della delegazione durante la visita a Laayoune e durante gli incontri con molti attori della società civile e chioukh (capi) di tribù di Sahara.
Fra le riunioni tenute in questo quadro, ha citato quella con i rappresentanti del Consiglio Regionale dei Diritti dell'Uomo a Laayoune, di cui la delegazione è stata informata dei report elaborati in tutta libertà ed indipendenza da questa istituzione, sui piani nazionali e regionali, e delle diverse proposte presentate al governo, ai poteri pubblici ed al parlamento per l’aggiornamento della legislazione relativa ai diritti dell'uomo. Si è rallegrato in questo ambito del fatto che questa istituzione usufruisce di un'indipendenza totale, indirizzando liberamente le sue critiche al governo ed ai vari organismi dello Stato.
Stango ha rilevato che la delegazione italiana, che ha preso conoscenza dei programmi di sviluppo lanciati dal Marocco nelle province del sud in vari settori, fra cui i progetti dell'Ufficio Chérifien dei Fosfati (OCP), ha effettuato una visita al porto di Laayoune e ad un'impresa di prodotti alieutici e di conservazione di pesce, che riflette il grande progresso e lo sviluppo che conosce la regione di cui la popolazione locale ne beneficia ampiamente.
La delegazione è stata informata di vari progetti d'energia rinnovabile, ha proseguito, notando che questa regione dispone di importanti prospettive socioeconomiche e che le autorità non risparmiano alcuno sforzo per migliorare le condizioni di vita della popolazione.
Per quanto riguarda la situazione nei campi di Tindouf in Algeria, il militante dei diritti dell'uomo ha fatto sapere che le testimonianze raccolte dai Chioukh di tribù di Sahara confermano il deterioramento delle condizioni di vita dei sequestrati.
D'altra parte, ha ricordato che una riunione è stata tenuta con il presidente della Comunità ebraica a Casablanca durante la quale “abbiamo evocato il patrimonio ebraico in Marocco”, che si rallegra per il fatto che il Regno è un paese islamico dove coabitano armoniosamente i musulmani, gli ebrei ed i cristiani, che costituiscono così un'eccezione rispetto ad altri paesi.
La delegazione italiana, che si è resa in Marocco dal 5 al 9 settembre, comprendeva anche il presidente dell'Istituto delle Ricerche Economiche e Politiche Internazionale Domenico Letizia e l'avvocato Margherita Cattolico specializzata in materia dei diritti umani.


mercoledì 3 ottobre 2018

Il Re Mohammed VI presiede sessione per aggiornamento della formazione professionale e metodi pedagogici in Marocco


Il Re Mohammed VI del Marocco ha presieduto, lunedì 01 ottobre al Palazzo Reale di Rabat, una seduta di lavoro dedicata all’aggiornamento dell'offerta di formazione professionale alla diversificazione e la valorizzazione dei mestieri e l'ammodernamento dei metodi pedagogici in Marocco.
Questa riunione interviene nel quadro dell’esecuzione delle priorità e le misure fissate dal Sovrano, particolarmente quelle annunciate nel Discorso del Trono il 29 luglio scorso e quello dell’anniversario della “Rivoluzione del Re e del Popolo”, 20 agosto. Le priorità riguardano il settore della formazione professionale, in quanto leva strategica e via maestra promettente di preparazione della gioventù al lavoro e l'inserimento professionale.
infatti, il Re aveva attirato di nuovo l'attenzione sulla questione del lavoro dei giovani, in relazione particolarmente con la problematica dell'adeguamento tra formazione e lavoro.
Durante questa riunione, il Sovrano ha preso conoscenza delle prime proposte e misure da prendere per i dipartimenti concernenti. Si tratta della ristrutturazione del settore della formazione professionale, la creazione di una nuova generazione di centri di formazione e di qualifica dei giovani, la creazione del consiglio d’orientamento verso settori professionali, lo sviluppo della formazione alternativa, l'apprendimento delle lingue, e la promozione dell'imprese dei giovani nei loro campi di competenza.
Il Sovrano ha dato le Direttive per lo sviluppo delle nuove formazioni nei settori e mestieri portatori aggiornando le formazioni nei mestieri detti classici che rimangono i principali fornitori di lavoro per i giovani, come quelli legati ai settori dell'industria, i servizi, l’edilizia, l'agricoltura, la pesca, l'acqua, l'energia e l'artigianato.
A questo argomento, il Sovrano ha messo l'accento sulla necessità di sviluppare ancora l'offerta della formazione professionale, adottando nuovi standard di qualità, particolarmente nel settore della professione alberghiera e del turismo in modo da stimolare e di accompagnare lo sviluppo essenziale di questo settore strategico.
Evidenziata anche la Formazione professionale nel settore della sanità, i mestieri paramedici e di tecnici di salute, la manutenzione delle attrezzature mediche dove esiste un grande potenziale di lavoro.
Il Re ha dato orientamenti per elaborare formazioni qualificate di circa quattro mesi, integrante di moduli linguistici e tecnici destinati alle persone con un'esperienza nel settore informale, e questo in vista di offrirgli l'opportunità di integrare il settore formale e di valorizzare così il loro saper-fare ed attitudini.
Nella stessa riunione, il Sovrano ha dato istruzioni affinché questa commissione presieduta dal capo del governo elabora e sottometta entro tre settimane un programma di progetti e misure precise e di applicazione immediata che saranno finanziati dal Fondo Hassan II. La commissione presenterà lo stato di avanzamento dei preparativi dell'Incontro nazionale sul lavoro e la formazione previsto prima della fine di questo anno.
La seduta di lavoro si è svolta in presenza del Capo del governo; Consiglieri di Re; ministri dell’Interno; dell'educazione nazionale della Formazione professionale dell'insegnamento superiore e della Ricerca scientifica; dell'Industria; dell'Infrastrutture, Trasporto, Logistica e dell'Acqua; della Sanità; del Turismo; del Lavoro e dell'Inserimento professionale; e la Direttrice generale dell’Ufficio di Formazione professionale.

martedì 25 settembre 2018

Quell'angolo di Africa che tutti dimenticano

di Domenico Letizia
Comprendere la questione di un popolo abbandonato in un ‘limbo’ d’indifferenza attraverso l’Osservatorio del Sahara per la pace, la democrazia e i diritti umani (OSPDH): un territorio conteso, ormai da troppi anni, tra Marocco, Algeria e Fronte Polisario 
Quella del Sahara Occidentale del Marocco è una problematica poco dibattuta a livello internazionale, ma molto conosciuta nel Nord Africa, a causa dei conflitti che sono in corso e del gioco diplomatico che coinvolge più Stati regionali. Il Sahara Occidentale fu una colonia spagnola per quasi un secolo: un esteso territorio sulla costa atlantica con circa mezzo milione di abitanti, conteso a causa della sua ricchezza di fosfati. Fu annesso dal Marocco nel 1975 e, un anno dopo, il Fronte Polisario,  sostenuto dall’Algeria,  proclamò la nascita della Rasd (Repubblica araba dei Sahrawi), reclamando l’istituzione di un referendum di autodeterminazione che non rispecchiava le convenzioni internazionali e delle Nazioni Unite. 
Le due parti, Marocco e Polisario, non hanno mai trovato un accordo sui termini del referendum e su chi avesse diritto al voto. Purtroppo, nonostante gli sforzi della monarchia marocchina, le interferenze dell’Algeria creano numerosi problemi, che il Regno del Marocco tenta di affrontare con pragmatismo, attenzione e collaborazione con le istituzioni internazionali.
Durante i lavori della missione dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica internazionale (Irepi) e della Federazione italiana Diritti umani (Fidu), nella città di Laâyoune abbiamo avuto modo di approfondire la problematica con i rappresentanti locali della Ong: Osservatorio del Sahara per la pace, la democrazia e i diritti umani (OSPDH). La città di Laâyoune è situata a circa 30 chilometri dalla costa atlantica, sulla sinistra del Uadi Saguia El-Hamra ed è facilmente raggiungibile tramite collegamento aereo.
La città è la più grande del Sahara Occidentale. Il Re del Marocco ha investito molto nell’area desertica. E numerosi sono i progetti per lo sviluppo e l’implementazione dell’economia locale, nel tentativo di far crescere le zone martoriate dal lungo conflitto. In queste aree, la priorità umanitaria resta la questione migrazioni e migranti. Ci sono, infatti, 1500 migranti che vivono nel distretto cittadino, i quali lavorano negli ingranaggi del settore primario dell’agricoltura e della pesca, con ottimi rapporti commerciali con le Isole Canarie, distanti solamente 80 chilometri dalla città. L’Ong lavora all’integrazione e alla valorizzazione dei migranti, ma numerosi sono i problemi denunciati legati ai finanziamenti, poiché la propaganda e il conflitto creano difficoltà nella raccolta fondi e nelle richieste progettuali a Ong europee e a istituzioni internazionali. 
Chiarissime sono le parole della presidente della struttura, Aicha Duihi: “Noi vogliamo che le Ong europee ascoltino la nostra voce”. I rappresentanti dell’organizzazione descrivono, con dovuta attenzione, il lavoro delle istituzioni del Marocco nella zona: le persone ospitate negli accampamenti hanno una regolare documentazione, che certifica il loro status di rifugiati. E quasi tutti lavorano senza discriminazioni da parte delle autorità o dei cittadini. Molti sono i prodotti che l’Unione europea ha inviato nei campi di Tindouf, come sardine e farina, che spariscono prima di giungere nei territori a causa delle interferenze del Polisario. 
Il parlamento europeo, secondo quanto ci dicono i rappresentanti dell’organizzazione, ha chiesto più volte al Polisario di conoscere le statistiche e la cifra esatta delle persone presenti nei campi, ma ancora oggi non si conosce il numero esatto della popolazione nelle zone soggette al controllo del Fronte Polisario. 
“Il Polisario”, afferma Aicha Duihi, “continua a mentire. E noi chiediamo statistiche certe sui numeri e le difficoltà dei campi. Noi non abbiamo capito chi rappresenta il Polisario. Il 95% del popolo del Sahara vive qui, nelle regioni del Marocco. I rappresentanti del Polisario sono gli stessi dal 1977 e loro parlano di democrazia. Solo in Marocco ho conosciuto le libere elezioni, democratiche e trasparenti e sono stata libera di votare senza costrizioni. Noi chiediamo una soluzione pacifica, decisa e definitiva della problematica del Polisario. E chiediamo ai rappresentanti di tale pseudo-governo di avanzare proposte precise, per intraprendere un vero processo di pace e democrazia. L’Unione europea e il mondo intero non può ignorare quello che noi denunciamo. Noi sappiamo che lo scopo dell’Algeria è quello di estendersi verso il mare e questo è il ‘sunto’ del conflitto del Polisario. Un Paese pieno di miniere di ferro, che vuole espandere i propri confini, mentre il Regno del Marocco avanza proposte specifiche di pace e democrazia. Abbiamo solo due scelte: o il conflitto cessa con una soluzione pacifica, oppure si estenderà ancora per tanto tempo, senza alcuna soluzione”. Le armi migliori della Ong sono quelle dell’educazione e dell’approccio pedagogico, con lo svolgimento e la stesura di progetti per l’educazione e la pace che gli attivisti del Sahara vorrebbero far conoscere meglio alle istituzioni della Ue e al parlamento europeo. “Il nostro sogno”, ribadisce Aicha Duihi, “è quello di continuare con la programmazione dei progetti. Ci occupiamo di migrazione, sviluppo sostenibile, lavori sociali. E siamo fieri che la nostra partecipazione sia popolare e riconosciuta dai cittadini. Giuridicamente”, concludono senza mezzi termini i rappresentanti dell’Organizzazione non governativa, “il territorio è sotto l’amministrazione del Marocco, ma numerose sono le interferenze da parte dell’Algeria”.

mercoledì 5 settembre 2018

Missione FIDU italiana dei diritti umani in Marocco per supervisionare i diritti umani in Sahara


E’ in corso da oggi la missione di una delegazione italiana dei diritti umani fino a 9 settembre per supervisionare la situazione dei diritti umani nelle province sud del Marocco.
La delegazione è composta dal presidente della Federazione Italiana dei Diritti dell’Uomo (FIDU), Antonio Stango, il presidente dell’Istituto di Ricerche Economiche e Politiche Internazionali (IRPI), Domenico Letizia, l’avvocato Margherita Cattolico esperta in diritti umani e la vice presidente dell’istituto di ricerche.
La delegazione avrà la possibilità di vedere la situazione dei diritti umani nelle province meridionali del Marocco; conoscere come era il Sahara prima della decolonizzazione nel 1975 e come diventato oggi; vedere le infrastrutture e il gigantesco sviluppo socioeconomico realizzati e la larga partecipazione multidimensionale alla vita locale, nazionale e internazionale della popolazione.
Con un programma ricco, la delegazione incontrerà a Rabat, Driss Yazami presidente del Consiglio Nazionale dei Diritti Umani del Marocco (CNDH) ed il presidente delle Relazioni Esteri della stessa organizzazione.
A Laayoune sono state fissate diverse riunioni con il Wali (governatore) della Regione Laayoune Sakia El Hamra, gli eletti regionali e locali, il sindaco del comune di Layoune, i Chioukh ( capi notabili) delle tribù sahrawi.
Nella stessa città la delegazione incontrerà il Consiglio Regionale dei Diritti dell’Uomo, la realtà della società civile locale.
Alla fine della visita è previsto un rapporto della missione.
La Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU) con la sede a Roma ed opera sull’intero territorio nazionale e all'estero, è attiva nella tutela dei diritti umani stessi come sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966 e dagli altri rilevanti documenti internazionali.
La FIDU è attiva anche per diffondere la conoscenza dei diritti umani, monitorarne e denunciarne le violazioni, creare maggiore sensibilità nell’opinione pubblica, esercitare influenza sugli Stati affinché essi si attengano agli impegni sottoscritti in materia di diritti umani.

martedì 21 agosto 2018

Sahara Marocchino. Il Re saluta la posizione dell’Unione africana che conferma la competenza esclusiva dell’ONU


Il Re del Marocco, Mohammed VI, ha pronunciato ieri sera un discorso alla nazione in occasione del 65mo anniversario della “Rivoluzione del Re e del popolo”, avvenuta in Marocco nel 1953. Cosi il Re Mohammed VI, oltre a sottolineare la necessità di mettere le questioni dei giovani nel centro del nuovo modello di sviluppo, ha ribadito che il Marocco mantiene con fiducia e responsabilità la sua adesione alla dinamica lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, in collaborazione col suo Inviato personale, sulla questione dell'integrità territoriale del Regno.
 “Questo impegno riposa sugli stessi fondamentali che abbiamo definito nell'ultimo discorso della Marcia Verde (6 novembre 2017). A questo proposito, notiamo con soddisfazione che c'è sempre più concordanza tra questi principi e le posizioni internazionali”, ha sottolineato il Sovrano.
Di fatto, si tratta delle risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza e il Summit dell'Unione africana recentemente che “confermano senza equivoco la competenza esclusiva delle Nazioni Unite in materia di supervisione del processo politico” sulla stessa questione.
Nello stesso discorso, il Sovrano ha tenuto ad esprimere i suoi ringraziamenti e la sua considerazione ai Capi di Stato africani fratelli che “ hanno interagito in modo positivo con le posizioni di principio del Marocco, e che hanno risposto favorevolmente all’appello che il Consiglio di Sicurezza ha lanciato ai membri della comunità internazionale per sostenere i suoi sforzi”.
In questo contesto, il Re ha fatto osservare che lo spirito d’unanimità, di simbiosi e di sacrificio della Rivoluzione del Re e del Popolo, celebrata ogni anno il 20 agosto, anima i marocchini quando è abbordata la questione dell'integrità territoriale del Regno.
 “Questa rivoluzione trasporta un messaggio positivo: anche se è nata in un contesto particolarmente duro, ha permesso ai marocchini di avere il senso vero del patriottismo e ci ha aiutato ad andare avanti”, ha detto il Sovrano aggiungendo.
Rabat ha comunque reso noto che “nessuna soluzione alla questione del Sahara marocchino possa essere affrontata senza il coinvolgimento dell’Algeria, la principale responsabile di questa disputa”. Va ricordato che nella risoluzione ONU 2414 del 27 aprile 2018 il Consiglio di sicurezza aveva chiesto ai paesi vicini e dunque all’Algeria di “apportare un contributo importante al processo e di impegnarsi molto di più per progredire verso la soluzione politica”.
In occasione della visita in Marocco dell’inviato personale del SG, il Regno marocchino ha sempre espresso appoggio al processo ONU, come ricordato nel discorso di re Mohammed VI in occasione del 42mo anniversario della Marcia Verde, il 6 novembre 2017:
– Nessun regolamento della questione di Sahara è possibile al di fuori della sovranità piena ed intera del Marocco sul suo Sahara, ed al di fuori all’iniziativa d’autonomia, la cui comunità internazionale ne ha riconosciuto la serietà e la credibilità;
– Le esperienze passate dovrebbero permettere di meditare su un’evidenza: il problema non è tanto trovare una soluzione a questa questione, ma piuttosto di arrivare a definire il processo a seguire per giungerla. Spetta dunque alle parti che sono origine di questo conflitto l’assunzione della responsabilità nella ricerca di un regolamento definitivo;
– Il pieno rispetto dei principi e fondamenti approvati dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il trattamento di questo conflitto regionale; essendo l’organo dell’ONU la sola istanza internazionale incaricata di supervisionare il processo di regolamento;
– Il rifiuto categorico di ogni superamento o tentativo di portare danno ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi.
Come “Rivoluzione del Re e del Popolo” i marocchini ricordano gli eventi del 1953, quando la Francia, che allora deteneva il protettorato sul Marocco, tentò di destituire l’allora sovrano del paese, Mohammed V, e di forzarlo all’esilio in Corsica e in Madagascar, per sostituirlo con Mohammed ben Arafa. Fallito, il complotto di Parigi diede un deciso impulso all’indipendenza del Marocco, raggiunta nel 1956.


Ritorno al servizio militare obbligatorio. Lo approva il Consiglio dei ministri marocchino


Il Re Mohammed VI ha presieduto ieri presso il Palazzo reale di Rabat, un Consiglio dei ministri durante il quale il capo del governo e il ministro dell’interno hanno presentato le linee guida generali della politica di Stato nel settore della deconcentrazione amministrativa, in conformità con le istruzioni Reali.
Nello stesso consiglio, in considerazione dell'importanza che il Sovrano porta al settore dell'istruzione, il Consiglio del ministro ha approvato il progetto di legge quadro sul sistema di istruzione, formazione e ricerca scientifica;
Il Consiglio dei ministri ha adottato un progetto di legge sul servizio militare che stabilisce il principio di esecuzione del servizio militare obbligatorio fissato a 12 mesi, per i cittadini dai 19 ai 25 anni. 
In conformità con le disposizioni dell'articolo 49 della Costituzione e sulla proposta del capo del governo e su iniziativa del ministro dell’Interno, il Re ha nominato diversi Wali e governatori per l'amministrazione centrale e territoriale.
Infine, su proposta del capo del governo e su iniziativa del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Il Re ha nominato diversi ambasciatori.