lunedì 15 giugno 2020

Marocco: intervento chirurgico riuscito per Re Mohammed VI a Rabat

Il Re del Marocco, Mohammed VI, ha superato con successo un intervento chirurgico a cui si è sottoposto ieri presso la clinica del Palazzo Reale di Rabat. 
Si tratta di un intervento legato al disturbo del ritmo cardiaco. 
I medici avevano raccomandato un'ulteriore ablazione con radiofrequenza, che si è svolta domenica 14 giugno presso la clinica del Palazzo Reale di Rabat. 
L'intervento ha avuto un completo successo, come il precedente intervento effettuato il 26 febbraio 2018 a Parigi, con il ripristino del normale ritmo cardiaco. 
L'equipe medica era composta dai medici Abdelaziz Maouni, Olivier Thomas, Olivier Dubourg, Ali Chaib e Lahcen Belyamani.

domenica 14 giugno 2020

Aiuti medicinali marocchini all'Africa per affrontare Coronavirus


Il Re Mohammed VI del Marocco ha dato disposizioni per l’invio di aiuti medicinali d’urgenza ai Paesi africani nella lotta contro Covid19: si tratta di 8 milioni di mascherine, 900mila visiere, 600mila carlottes, 60mila camici, 30mila litri di gel idroalcolico, 75mila scatole di clorochina e 15mila scatole di azitromicina.
Questi aiuti andranno a beneficio di 15 paesi africani, appartenenti a tutte le sottoregioni del continente, ossia: Burkina Faso, Camerun, le Comore, Congo, Swaziland (Eswatini), Guinea, Guinea-Bissau, Malawi, Mauritania, Niger, Repubblica democratica del Congo, Senegal,Tanzania, Ciad e Zambia. 
L’iniziativa Reale riflette l’interesse particolare accordato dal Sovrano al rafforzamento della cooperazione interafricana. 
Tutti i prodotti e le attrezzature di protezione gli aiuti sanitari e medicali spediti verso i paesi africani sono fabbricati in Marocco da imprese marocchine e sono conformi alle norme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Re Mohammed VI a fianco di Africa nella lotta del Coronavirus

Il Re Mohammed VI del Marocco ha dato le sue Alte Istruzioni per l'invio di aiuti medicinali d'urgenza ai Paesi africani nella lotta contro Covid19: 
Sono ben 8 milioni di mascherine, 900.000 visiere, 600.000 carlottes, 60.000 camicie, 30.000 litri di gel idroalcolico, 75.000 scatole di clorochina e 15.000 scatole d'acqua Azitromicina.

Questi aiuti andranno a beneficio di 15 paesi africani, appartenenti a tutte le sottoregioni del continente, ossia: Burkina Faso, Camerun, le Comore, Congo, Swaziland (Eswatini), Guinea, Guinea-Bissau, Malawi, Mauritania, Niger, Repubblica democratica del Congo, Senegal,Tanzania, Ciad e Zambia.

venerdì 12 giugno 2020

Manifesto della Verità a confutare le calunnie in circolazione e sconfiggere la falsità con la verità

Manifesto della Verità
a confutare le calunnie in circolazione e sconfiggere la falsità con la verità

Al tacere della Gente della Verità sulla falsità, la gente della falsità si è immaginata di essere nella verità.
Imam Ali bin Abi Talib

Il periodo di quarantena ha davvero coinciso con una diffusione senza precedenti del continuo uso dei mezzi di comunicazione per avvicinare quanti la pandemia da Coronavirus aveva allontanato gli uni dagli altri e per trasmettere notizie e informazioni??? E qualcuno ne ha approfittato per capovolgere le realtà dei fatti e diffondere menzogne a proposito della questione islamica in Italia, dipingendo un'immagine che non riflette l'autentica realtà così com'è, ma come si vorrebbe che fosse, cosa, questa, senza fondamento e dimostrazione.
E per illuminare l'opinione pubblica e per restituire autenticità alla verità, ho deciso, cosa che non è di mia abitudine, di uscire dal mio silenzio per correggere questa deformazione dei fatti e rettificare quella distorsione (un ramo storto può mai dare un’ombra dritta?) con prove definitive, dimostrazioni inconfutabili e ponendo spiacevoli domande.
1) Il presidente della cosiddetta UCOII ha dichiarato che quest'ultima è un'organizzazione riconosciuta. 
Questa è una menzogna e una fandonia. L'unica, e lo ripeto l'unica, istituzione musulmana riconosciuta è il Centro Islamico Culturale d'Italia, in virtù del Decreto del Presidente della Repubblica nr. 712/1974, ovvero 11 anni prima della nascita dell'attuale presidente dell'UCOII e 16 anni prima della nascita dell'UCOII stessa. 

Il presidente dell'UCOII è in grado di produrre prova del numero e della data del suo decreto di riconoscimento?

2) Il presidente dell'UCOII ha pubblicizzato una foto del suo incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con il Ministro dell'Interno, commentandola con il racconto della sua ratifica di un protocollo con lo Stato Italiano che norma le procedure che si devono seguire alla riapertura delle moschee, alla luce delle conseguenze date dalla pandemia da Coronavirus... dimenticando, o ignorando, che il primo dei firmatari del sunnominato protocollo è il dott. Abdellah Redouane, rappresentante del Centro Islamico Culturale d'Italia.

Il presidente dell'UCOII ha la possibilità di pubblicare la foto di gruppo dei quattro firmatari musulmani?

3) Il presidente della cosiddetta UCOII ha dichiarato che quest'ultima è da considerarsi la più grande organizzazione islamica in Italia e questa è cosa che esula dalla vera realtà. I lavori dell'ultima assemblea generale, che ha eletto il presidente dell'UCOII, ha visto la partecipazione di non più di 58 membri, tra cui v'era chi rappresentava un luogo di culto, mentre alcuni rappresentavano associazioni civili estranee alla vicenda islamica e altri ancora senza qualifica alcuna. È ben noto a tutti che il numero di centri islamici in Italia supera i mille, e di conseguenza l'autentico ammontare dei centri che afferiscono all'UCOII oscilla tra il 5% e il 10% e null'altro. L'ultima cifra, poi, che l'UCOII ha presentato al Ministero dell'Interno parla di 160 “comunità”, secondo quanto affermato dal documento della presidenza dell'UCOII. La Confederazione Islamica, piaccia o non piaccia, in Italia rimane la più grande organizzazione islamica in termini numerici. 

Il Presidente dell'UCOII può diffondere l'elenco dei centri islamici a essa afferenti?

4) Si è cavalcata la pandemia da Coronavirus per fare marketing con continui post e annunci, giorno e notte, a proposito del fatto che è l'UCOII a essere intervenuta per risolvere il problema della sepoltura dei defunti musulmani, laddove sono stati i responsabili musulmani a livello locare a farsene carico e prendersene cura, cosa per la quale meritano tutta la gratitudine e da parte mia hanno tutto il rispetto, la stima e l'apprezzamento. Al momento in cui questo manifesto viene messo per iscritto, il Centro Islamico Culturale d'Italia ha seppellito 52 defunti musulmani, senza la minima pubblicità e senza fare fotografie. Noi non siamo di quelli che fanno commercio del lutto e del dolore dei musulmani. 

Il presidente dell'UCOII è in grado di fornire una singola testimonianza che comprovi il suo effettivo contributo alla sepoltura di uno dei nostri morti?

5) Il presidente dell'UCOII ha di recente pubblicizzato il fatto di aver rinnovato un accordo con uno dei dipartimenti del Ministero della Giustizia, lasciando intendere di essere l'unico a intervenire sul dossier carceri. Questo non corrisponde a verità, poiché il Centro Islamico Culturale d'Italia ha una rete di collaboratori che da più di 20 anni contribuiscono a questo programma in silenzio. 

L'UCOII è in grado di fornire una prova che confermi il suo monopolio su questa attività, ad esclusione di altri? 

Prima di avviarmi a concludere, dico ai fratelli che vi sono nell'UCOII, e in particolare alla prima generazione, quella dei saggi che fanno parte del Consiglio della Shura (Consiglio Consultivo), che questa volta ho deciso di mettere a tacere la lingua del diplomatico e di evitare la magnanimità del credente tollerante e ho deciso di parlarvi senza remore, senza giri di parole, senza cerimonie e senza addobbi dopo aver ascoltato più di una registrazione audio del fratello presidente onorario della vostra unione il quale, nel mentre che invita all'unità, nello stesso tempo va aggredendo le altre componenti islamiche, che non hanno altra colpa se non quella di voler uscire dallo stare sotto il dominio dei “Fratelli Musulmani”. 
Numerose sono le occasioni in cui ci siamo incontrati in un lontano passato e in cui abbiamo avuto differenze di opinione nelle nostre divergenze (e la misericordia della nazione sta nella divergenza delle guide). Come certamente ben sapete, quando l'UCOII era all'apice della sua forza e potenza, la vostra unione non è stata mai in grado di monopolizzare la rappresentanza dei musulmani in Italia. Figuriamoci oggi, quando ormai mutato è l'equilibrio delle forze e il panorama islamico si è fatto più complesso.
A tale proposito, rivolgo un fraterno appello al mio caro e rispettabile Mohammed Nour, fondatore dei “Fratelli Musulmani” in Italia e attuale rispettabile presidente onorario dell'UCOII: Non è forse il tempo per noi di gettare l'ancora, e trarre ristoro e riposo? O siamo forse condannati a perpetuare lo scontro (che dura da più di 20 anni) in un modo che non serve gli interessi né dell'Islam né dei musulmani?
Chi è stato ieri in grado di contrastare il progetto “Fratellanza Musulmana / Salafiti” (il “Consiglio Superiore Islamico d'Italia”) e ha risparmiato all'Italia il peggiore modello islamico in assoluto, continua oggi a essere in grado di farsi diga alle infiltrazioni e a vanificare tutti i tentativi di reclutare e attrarre proseliti. 
Consigliate dunque a quanti vi sono cari tra i vostri piccoli che avete sospinto a fare da facciata di non generare caos e marciume nel giardino comune e di non avventurarsi nel campo dei grandi, e certo il dominio spetta al Più Grande, il Trionfatore, gloria a Lui. 
Darsi pena nel monopolizzare, escludere, aizzare serve gli interessi di oltre due milioni di musulmani in Italia? 
In conclusione, la diffusione d’informazioni bugiarde non ha la sua causa nel potere comunicativo della vostra unione – per la quale nutriamo tutto il rispetto nonostante le nostre differenze circa la visione, i punti di riferimento, i metodi – ma è riconducibile anche ed esclusivamente ad alcuni sospetti tromboni elettronici i cui proprietari tentano di infiltrarsi nel panorama islamico italiano e che hanno trovato la loro meschina bassezza nel lustrare l'immagine dell'UCOII e di altri gruppi a fronte dello svilimento del lavoro e dei risultati ottenuti da altri attori principali (Confederazione Islamica e Centro Islamico), così come nel trasferire questa immagine distorta a chi è oggetto del loro interesse, e nel proporre loro stessi come alternativa che deve essere sostenuta, sponsorizzata e finanziata. Costoro, al suono della grancassa, si preparano al banchetto apparecchiato e si danno anima e corpo in attesa del bottino.
Quanto a noi, noi non dimenticheremo di invocare retta guida e perdono per i nostri fratelli che si ritrovano smarriti e che hanno offerto in voto la loro vacuità per aggredire quella che hanno chiamato “fantasticheria” con la scusa di servire la comunità, di difendere la patria, e i beni della patria, e i sacri valori della patria e in nome della patria e in nome del popolo perseverano nelle virulente aggressioni cui si trova esposta la Confederazione Islamica, così come continueranno a demolire a colpi di piccone e a seminare odio contro quanti hanno successo e il cui unico peccato è di avere successo. 
Consigliamo allo stesso modo ai guru tra i teorici e ai maestri tra gli analisti di verificare le loro fonti e di non prestare fiducia a quanti non hanno credibilità e di non dar peso a quei falliti senza valore che hanno trovato la loro meschina bassezza nel mondo virtuale così da ricattare tutti quelli che sono in grado di essere ricattati e tutti quelli che temono per i loro privilegi.
L'intento di questa esposizione è quello di raddrizzare ciò che è storto, di correggere la rotta, di igienizzare l'atmosfera da impurità e parassiti e la mano del Centro Islamico Culturale d'Italia rimane tesa a tutti coloro che sono animati da buone intenzioni e sono, lode a Dio, i più, conformemente alle parole dell'Altissimo, Eccelso e Sublime: “Aiutatevi l'un l'altro nella carità e nel timor di Dio e non sostenetevi l'un l'altro nel peccato e nella trasgressione” e Iddio ben conosce fini e intenzioni.

Roma, venerdì 12 giugno 2020 / 20 shawwal 1441
 
Il Segretario Generale
 Dott. Abdellah Redouane



mercoledì 10 giugno 2020

Coronavirus. Il Re Mohammed VI invita i datori di lavoro a svolgere tamponi ai dipendenti

Il Re Mohammed VI del Marocco ha invitato il patronato marocchino a svolgere un'azione di screening di massa per lottare contro la pandemia del Covid-19, ha indicato un comunicato congiunto del ministero della Sanità e della Confederazione Generale delle Imprese Marocchine (CGEM).
L’operazione permetterà ai datori delle imprese di proteggere i dipendenti e di limitare il rischio di diffusione del virus applicando test di screening ai loro dipendenti, come l’operazione di tamponi massiccio condotta dal 16 maggio negli istituti bancari in partenariato tra il ministero della Sanità e le banche, che ha dato ottimi risultati con la scoperta di soli 2 casi infetti su più di 8.100 test effettuati, indica il comunicato congiunto.
In tale contesto, il Sovrano ha dato le sue alte istruzioni al ministero della Sanità di mettere a disposizione della CGEM le sue risorse materiali e umane per avviare una campagna nazionale di individuazione dell’infezione COVID-19 presso i dipendenti delle imprese del settore privato.
In questo modo, l’azione contribuirà a una ripresa dell’attività dell'attività produttiva sicura, che possa svolgersi nelle migliori condizioni. 
Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 71 nuovi casi di infezione da coronavirus e 72 casi di guarigione, ha annunciato mercoledì il ministero della Sanità.
Questo nuovo bilancio porta a 8.508 il numero di contagiati da quando è stato dichiarato il primo caso il 2 marzo scorso e a 7.565 il numero di persone completamente guarite.
Un nuovo decesso è stato registrato, portando il numero dei decessi a 211. Il tasso di mortalità resta al 2,5%, mentre il tasso di guarigione è dell'88,9%.

 

mercoledì 3 giugno 2020

La Corte suprema spagnola vieta l’uso della bandiera del Polisario nello spazio pubblico

La Corte suprema spagnola, la più alta istanza giudiziaria del paese, ha posto il divieto dell’uso occasionale o permanente di bandiere "non ufficiali" o di qualsiasi espressione politica all’interno e all’esterno degli edifici pubblici.
Secondo il testo, l’uso di bandiere o simboli non ufficiali, come quello dei separatisti del Polisario basati in Algeria, negli edifici e negli spazi pubblici non è "compatibile con l’attuale quadro costituzionale e giuridico" o con il "dovere di obiettività e di neutralità delle amministrazioni" spagnole.
La sentenza della Corte Suprema, che pone fine a un’anomalia molto strana in un paese democratico come la Spagna, conferma che la bandiera del Polisario non deve coesistere né occasionalmente né in modo permanente, con la bandiera della Spagna e con gli altre legalmente istituite.
La chiara posizione spagnola si è verificata anche a fine maggio scorso in occasione della Giornata dell’Africa quando la ministra degli Affari Esteri, dell'Unione europea e della Cooperazione, Arancha González Laya, aveva pubblicato la mappa dell'Africa con le bandiere di tutti gli Stati membri ufficiali dell'Unione africana, ad eccezione di quello della pseudo "rasd".
Lo scorso settembre, Spagna  aveva spazzato via per la prima volta all’Assemblea generale dell’ONU ogni riferimento al referendum di "autodeterminazione" e ha difeso la centralità dell’ONU nel processo di soluzione politica della questione del Sahara marocchino. 
La bandiera del gruppo armato Polisario non è riconosciuta né dalle Nazioni Unite né dall'Unione Europea. 
Da ricordare che la Corte suprema, che ha sede a Madrid, è il massimo organo giudiziario per tutte le categorie dell'ordinamento giuridico si compone delle seguenti sezioni: civile; penale; del contenzioso amministrativo; del lavoro; militare. 

martedì 2 giugno 2020

Finanziamento militare algerino al Polisario davanti al Parlamento europeo

Sugli aiuti umanitari nei campi di Tindouf in Algeria e l'importante arsenale di armamenti del gruppo Polisario, nella sua interrogazione con richiesta di risposta scritta indirizzata a Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, l'europarlamentare Ilhan Kyuchyuk ha scritto: "E' noto che il Fronte Polisario è pesantemente armato e dispone di un budget importante per la manutenzione delle sue attrezzature militari. 
Dato che all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) è stato negato il permesso di condurre un censimento ufficiale della popolazione dei campi, nonostante le richieste a tal fine contenute nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".
Poi si interroga se l'Unione  Europea è a conoscenza di tale situazione? E quali azioni intende intraprendere per monitorare gli aiuti umanitari inviati ai campi di Tindouf e per garantire che il denaro dei contribuenti europei non venga sprecato? 
L'interrogazione dell'europarlamentare nonché membro della commissione  Affari Esteri del Parlamento europeo interviene in un momento in cui l’Algeria ha intensificato gli appelli alla comunità internazionale per concedere aiuti umanitari ad una popolazione che detiene contro la sua volontà sul suo territorio sotto il controllo dei miliziani Polisario per perdurare il conflitto artificiale sul Sahara Marocchino.
La questione della deviazione degli aiuti in Algeria è ben nota anche all’Unione europea, poiché nel 2015 un rapporto del suo Office di Lotta Antifrode (OLAF) aveva gettato il velo su operazioni di "dirottamento organizzato ed sistematico" degli aiuti umanitari internazionali su vasta scala a vantaggio dei dirigenti separatisti Polisario e algerini.
Una settimana fa il Forum degli Autonomisti di Tindouf (FORSATIN), che guida l’opposizione all’interno dei campi profughi saharawi ha diffuso un documento in diverse lingue nel quale mette in guardia il mondo e particolarmente la società civile spagnola dall’aderire alla raccolta fondi in corso nella penisola iberica a favore del gruppo Polisario, accusato di corruzione.
Nel documento si spiega, tra l'altro, che la società civile spagnola raccoglie una grande quantità di donazioni umanitarie senza chiedersi se i saharawi trarranno beneficio da queste donazioni o se invece saranno distribuiti alla classe dirigente che gira intorno al capo del gruppo Brahim Ghali?