mercoledì 16 marzo 2022

Il Bimbo Soldato attacca Algeria nel Consiglio ONU dei diritti umani a Ginevra


Persiste il reclutamento militare dei minori in Algeria, il Bimbo Soldato ha la sua "Giornata" nei campi algerini detti "saharawi" in Algeria e non solo. 

Nell'ambito dei lavori della 49a sessione del Consiglio ONU per i diritti umani a Ginevra, l'ONG "Africa Culture International" ha organizzato un incontro con diversi attori della società civile delle province sud del Marocco che hanno partecipato ai lavori del CDH. La conferenza era sull'arruolamento dei bambini saharawi nei campi di Tindouf in Algeria.

A questa conferenza hanno partecipato Dianko Lamine consulente e presidente della ONG "Africa Culture International"; Abubekrine Mohamed Yehdih membro del Comitato africano di esperti sui diritti e il benessere dell'infanzia (ACERWC); Aicha Duihi presidente dell'Osservatorio Saharawi per la pace e diritti umani (OSPDH); Abdelouahab Gain ricercatore e presidente di "Africa Watch"; Moulay Lahsen Naji Presidente del "CIDH"; Mohamed Ahmed Gain professore universitario e presidente dell'AIPECT"; e Hammada Labaihi presidente della LSDDH.

La militante Aicha Duihi ha sottolineato che l'indottrinamento e l'arruolamento di bambini da parte del Polisario in Algeria nelle guerre è un crimine contro gli esseri umani in generale. Questa pratica contraddice i principi dei diritti umani e le esigenze della Convenzione sui diritti del fanciullo, che sancisce l'educazione ai principi e ai valori di libertà, uguaglianza e tolleranza in maniera mirata a consolidare la personalità del bambino.

Il fenomeno dei bambini soldato nei campi di Tindouf costituisce un pericolo per l'intera regione nordafricana e che questi bambini potrebbero essere facilmente reclutati da organizzazioni terroristiche nel Sahel, ha detto Duihi invitando la comunità internazionale ad adottare misure serie per affrontare questo fenomeno.

Moulay Lahcen Naji ha insistito sul fatto che le situazioni di guerra in Africa e più in particolare in Nord Africa favoriscono il fenomeno del reclutamento di bambini da parte delle milizie armate del gruppo Polisario nei campi di Tindouf in suolo algerino.

Naji ha invitato l'Unione Africana (UA) e il Consiglio di Pace e Sicurezza dell'UA ad assumersi le proprie responsabilità circa il fenomeno del reclutamento di bambini da parte del Polisario, che costituisce una grave violazione di tutte le risoluzioni dell'ONU sui Diritti dell'infanzia.

Dalla sua parte, Abdelaouahab Gain Brahim ha sottolineato che il tema dei bambini soldato nei campi di Tindouf ci sfida tutti come società civile, perché è una grave violazione dei diritti del bambino citati nei meccanismi delle Nazioni Unite del diritto del bambino.

Ha spiegato che l'Algeria, paese ospitante dei campi di Tindouf, è un paese non democratico gestito da generali che non riconoscono i principi e le convenzioni delle Nazioni Unite relative alla protezione dei diritti dei bambini e non hanno mai presentato un rapporto sulla protezione dei bambini sul algerino suolo e per questo il militante saharawi marocchino ha invitato la società civile e la comunità internazionale a lavorare per rafforzare il monitoraggio della situazione dei bambini nel mondo e in particolare nei campi di Tindouf. 

Said Achmir ha sottolineato che il gruppo Polisario ha iniziato a indottrinare e coinvolgere i bambini nelle guerre da decenni fa, con l'adozione di un programma di formazione prestabilito. Ha citato, in questo quadro, il rapporto pubblicato dal quotidiano spagnolo "Tribuna Libre" nel 2020 sui bambini soldato nei campi di Tindouf e sull'addestramento militare a cui sono soggetti a Cuba. 

Achmir ha specificato che il caso dei bambini soldato nei campi di Tindouf è una responsabilità dell'Algeria che deve essere obbligata ai meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani in quanto paese ospitante dei campi di Tindouf e come paese che ha ratificato la Carta africana dei diritti dell'infanzia e dei popoli.

Per Hamada Labbihi che ha vissuto nei campi di Tindouf in Algeria prima di ritornare a Laayoune in Marocco ha confessato di essere deportato a Cuba all'età di 9 anni dove è stato indottrinato e costretto a portare e maneggiare armi, aggiungendo che circa 20% dei "combattenti" del Polisario avevano meno di 16 anni.

Infine, Labbihi ha sottolineato che la comunità internazionale non riconosce il gruppo Polisario, e quindi ogni responsabilità per l'indottrinamento e le pratiche subite dai bambini nei campi di Tindouf resta di competenza dell'Algeria. 



domenica 30 gennaio 2022

La falsita ideologica del Polisario all'ONU secondo la giurisprudenza italiana. Deviazione fondi di aiuti internazionali


I codici penale e civile italiani puniscono la falsità ideologica con reclusione tra tre mesi a due anni. "La falsa attestazione può essere orale o iscritta compresi gli atti di corrispondenza tra uffici". La citazione della giurisdizione italiana potrebbe essere applicato sull'usurpazione del denominato Sidi Mohamed Omar di rappresentanza del gruppo armato Polisario all'ONU.

Omar è d'origine maliana nei campi Tindouf in Algeria composti da maggioranza algerina e una minoranza di marocchini, mauritani e maliani.
Il presunto diplomatico afferma di essere un rappresentante all'Onu, in flagrante usurpazione della qualità. L'ONU non ha mai concesso l'accreditamento a favore del Polisario.
Non solo a New York, ma anche in altri paesi europei, la "diplomazia" del gruppo polisario creata dall'Algeria è svolta da persone incapaci, orientate ai propri interessi personali tout court.


Peggio ancora la persona in discussione non ha badge Onu intestato al Polisario, accede alla sede Onu utilizzando badge di delegazioni straniere come semplice corriere dall'ambasciata algerina all'ONU. Il suo accesso avviene sempre attraverso gli Stati membri dell'ONU con conflitti di interesse con il Marocco. Così passa il suo tempo a scattare foto nei corridoi dell'ONU con diplomatici di certi paesi, a volte a loro insaputa.
Nell'elenco ufficiale del servizio di protocollo delle Nazioni Unite non c'è la minima traccia di Sidi Omar.
La sua rappresentanza all'interno dell'Onu è infatti solo una bugia costruita ad arte dall'Algeria e sovradimensionata dai media del gruppo Polisario e i loro collaborazionisti.
Il cosiddetto difensore della pseudo "causa saharawi" trascorre molto tempo in Spagna dove vive con la sua famiglia, mentre per i saharawi dei campi di Tindouf la sua presenza deve essere a New York.

A scapito della miseria dei campi il falso rappresentante spende i fondi in una vita da borghesia tra New York e Spagna, che dovranno essere destinati alla popolazione dei campi.
Diverse dossier affermano che Sidi Omar si appropria spesso indebitamente di aiuti finanziari forniti dalla Chiesa, oltre che da ONG europee e americane e molti Saharawi nei campi algerini sono convinti che l'ultima preoccupazione di Sidi Omar sia quella di lavorare per trovare una soluzione politica della questione del Sahara. L'interessato lavora per il prolungamento del conflitto politico del Sahara e del dramma in cui vivono i sequestrati nei campi, in modo di beneficiare finanziariamente e materialmente di questa situazione.


venerdì 28 gennaio 2022

Il Re Mohammed VI avvia lavori di costruzione di fabbrica produzione di vaccini anti-Covid-19 e altri vaccini


Il Re Mohammed VI ha presieduto giovedì a Benslimane la cerimonia di lancio per la costruzione di un impianto di produzione di vaccini anti-Covid-19 e altri vaccini, un progetto strutturante che contribuirà a garantire la sovranità vaccinale del Regno e del Continente africano. 
Questa unità industriale fa parte della Visione del Sovrano intesa a posizionare il Regno come hub biotecnologico essenziale in Africa e nel mondo, in grado di garantire l'autosufficienza e le esigenze sanitarie locali e continentali a breve e lungo termine, integrando la ricerca farmaceutica, lo sviluppo clinico, la produzione e la commercializzazione di biofarmaci ad alto fabbisogno. 
Il progetto Benslimane prevede la produzione di 116 milioni di unità nel 2024, l'inizio della produzione dei lotti di prova dei quali è previsto per il 30 luglio 2022. 
Frutto di un partenariato pubblico-privato, in particolare il supporto di uno dei leader mondiali nelle biotecnologie e nell'industria del "Fill & Finish", l'azienda svedese Recipharm. 
Denominata "SENSYO Pharmatech", l'unità industriale, la più grande piattaforma per capacità di produzione di vaccini in Africa, così diventerà una delle prime 5 al mondo. Questo progetto su larga scala mira, a medio termine (2022-2025), la produzione oltre 20 vaccini e prodotti bioterapeutici, inclusi 3 vaccini anti-Covid-19, in meno più di 3 anni in Marocco, coprendo più del 70% dei fabbisogni del Regno e più del 60% di quelli del Continente.
Si segnala che oggi, e grazie alla mobilitazione delle linee di riempimento asettico disponibili localmente in Marocco nonché al trasferimento del riempimento delle fiale del vaccino anti-Covid-19 da Sinopharm al Marocco, il Regno produce più di 3 milioni di dosi localmente al mese. La capacità di produzione aumenterà a circa 5 milioni di dosi da febbraio 2022 e a oltre 20 milioni di dosi al mese entro la fine del 2022. Dal 2025, il Marocco sarà in grado di produrre più di 2 miliardi di dosi di vaccini. 
Il Marocco inizierà una nuova svolta verso il raggiungimento della "vaccinazione e sovranità sanitaria" con questo progetto, si è rallegrato il ministro della Sanità e della Protezione sociale, Khalid Ait Taleb.

venerdì 11 giugno 2021

Il Parlamento panafricano chiede al Parlamento europeo di rispettare impegni e di non inserirsi nella crisi ispano-marocchina


Il Parlamento panafricano attira l'attenzione del Parlamento europeo sulla crisi diplomatica tra Marocco e Spagna. Il Parlamento europeo non deve essere coinvolto nella crisi tra il Regno del Marocco e il Regno di Spagna, perché si tratta di una crisi bilaterale che può essere risolta con mezzi diplomatici o con un negoziato diretto, ha affermato giovedì il Presidente uscente del Parlamento panafricano (PAP) Roger Nkodo Dang, ecco il testo del comunicato:  
"Il Parlamento panafricano ricorda, tra l'altro, il rigoroso rispetto degli impegni assunti dal Parlamento europeo e dal Parlamento panafricano durante il Vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione africana e dell'Unione europea svoltosi ad Abidjan nel 2017. 
Tutti i problemi tra due Stati che riguardano le relazioni bilaterali tra questi e i due Parlamenti possono intervenire soltanto se questi hanno discusso in precedenza il problema.
E' urgente chiedere al Parlamento europeo di non essere coinvolto nella crisi tra il Regno del Marocco e il Regno di Spagna, sottolineando che questa crisi tra i due paesi è una crisi bilaterale che può essere risolta con mezzi diplomatici o con un negoziato bilaterale diretto.
Il Parlamento panafricano chiede al suo omologo europeo di astenersi da qualsiasi presa di posizione suscettibile di aggravare le tensioni e invita entrambe le parti a risolvere la crisi in un quadro puramente bilaterale.
Il Parlamento panafricano accoglie con favore la decisione di Sua Maestà il Re Mohammed VI per il ritorno di tutti i minori marocchini non accompagnati entrati illegalmente nell'Unione europea. 
I fatti dimostrano che il Regno del Marocco svolge il suo ruolo nella lotta contro il terrorismo, l'immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani, nel rispetto dei principi e delle esigenze del partenariato che l'unisce all'Unione europea e al suo spazio regionale.
Il Marocco svolge anche un ruolo importante nella gestione del dossier della migrazione in Africa, che è stato più volte accolto con favore dai capi di Stato e di governo africani, che hanno designato il Re del Marocco Campione della Migrazione in Africa. Lo stesso vale per la sua politica di condivisione delle esperienze, in particolare per quanto riguarda la migrazione. 
Il Regno del Marocco ha preso l'iniziativa di ospitare il primo centro Africano dedicato allo studio e all'esame di questo flagello, appunto denominato "Osservatorio Africano delle Migrazioni". 

Da ricordare che, a richiesta di Madrid, il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione, sui recenti avvenimenti di Sebta, città marocchina occupata da Spagna detta Ceuta, in cui pretende che il Marocco ha usato i migranti come strumento di pressione politica contro la Spagna. La risoluzione pur "rifiuta" la presunta azione di Rabat e non lo condanna ma non ha avuto unanimità voluta da Madrid: approvata solo con 397 voti, e non ha approvato nessun tipo di sanzioni contro Rabat.  
La risoluzione sottolinea inoltre che questa crisi è stata innescata a causa delle tensioni diplomatiche dovute al mancato rispetto spagnolo al partenariato e le regole del buon vicinato con Marocco e anche al trasferimento segreto con identità falsa in Spagna di Brahim Ghali, capo del gruppo Polisario separatista nemico numero uno del Marocco indagato in Spagna di una lunga lista di crimini di genocidio, terrorismo, sequestro di persone e stupro. 

La Camera dei rappresentanti del Parlamento marocchino deplora che il Parlamento europeo sia strumentalizzato da alcuni deputati che ignorano l’importante partenariato tra il Marocco e l’Unione europea. 
"La crisi maroco-spagnola è legata all’atteggiamento e agli atti della Spagna sulla questione del Sahara Marocchino, causa sacra della nazione marocchina, di tutte le sue istituzioni e delle sue forze vive", sottolinea Camera parlamentare denunciando il contenuto di questa risoluzione che contiene numerose falsità. 


Dalla sua parte il Parlamento dei Paesi arabi ha espresso solidarietà al Marocco invitando il suo omologo europeo di non cascare nella strumentalizzazione da parte di Spagna in una crisi bilaterale ispano-marocchina che dovrebbe essere risolta con il dialogo e il rispetto reciproco tra i due paesi vicini. 





domenica 2 maggio 2021

Scandalo politico-giudiziario. Spagna vuole proteggere un criminale autore di genocidio, tortura, stupro, sequestro e terrorismo?


Scandalo politico-giudiziario. Spagna vuole proteggere un criminale convocato nel 2016 dalla giustizia per genocidio, tortura, stupro, sequestro e terrorismo?

Da 11 anni Khadijatou Mahmoud continua a denunciare Brahim Ghali in varie sedi internazionali e saharawi. Ecco le grandi linee dell'articolo pubblicato dal quotidiano Razon, nella sua edizione di sabato primo maggio 2021, sotto il titolo: "Dramma nel Sahara: avevo solo 18 anni, ero vergine. Brahim Ghali mi ha stuprata."
La donna denuncia suo stupratore, l'attuale capo del Fronte Polisario e presidente della fontoche repubblica "saharawi" in Algeria, lo stupro è avvenuto nell'ufficio di Brahim Ghali allora rappresentante del suo gruppo separatista in Algeri: "Mi ha stuprata quando sono venuta per chiedere un visto per andare in Europa", afferma Khadijatou Mahmoud.
La giovane donna è nata nel luglio 1991 nei campi di Tindouf in Algeria e dal 1996 ha partecipato al programma "Vacanze in Pace". Tornava  spesso nei campi per visitare la sua famiglia biologica, approfittando per lavorare come traduttrice per le ONG a Rabuni.
"Avevo 18 anni quando Brahim Ghali ha abusato sessualmente di me. Ero vergine. e' la cosa peggiore che possa succedere ad una donna, soprattutto nella nostra società fortemente conservatrice. Lo stupro ha avuto luogo in occasione di uno strano incontro ai servizi consolari alle 19.00."
Completamente disorientata, Khadijatou si è recata da un medico privato, accompagnato da un'amica.
Dopo aver ritrovato le sue menti, Khadijatou ha raccontato la sua disavventura alla madre biologica, la quale le ha raccomandato di non denunciare il suo stupratore e di non cercare problemi che rischierebbero di rovinare il suo onore. Di ritorno in Spagna, ha preso il coraggio di fare due passi e nel 2013 ha sporto denuncia presso l'Udienza Nazionale.
Khadijatou gode dello status di apolide, anche se vive con i suoi genitori adottivi spagnoli. Tale situazione ha costituito, a suo parere, un ostacolo al momento di adire la giustizia, in quanto i fatti si sono verificati in Algeria e il suo stupratore è saharawi; nel 2018 l'Udienza Nazionale ha respinto la denuncia.
Khadijatou non si arrende e spera che, dopo l'intervento del movimento #MeToo e il caso di stupro chiamato "la Manada", la sua futura denuncia contro Ghali sarà accettata.
Khadijatou dice di vivere con la speranza che un giorno gli venga fatta giustizia.
La presenza di Ghali in Spagna gli ha fatto rivivere il suo calvario. "Non trovo il sonno da diversi giorni; non riesco a capire come questo signore possa essere entrato in Spagna impunemente. E' un criminale", spiega Khadijatou.
Per Khadijatou, è il momento giusto perché le autorità spagnole lo arrestino o gli proibiscano di lasciare il territorio, poiché è oggetto di procedimenti giudiziari per diversi casi, non essendo l'unica persona a denunciarlo.
La Spagna vive in questi giorni uno scandalo politico-giudiziario senza precedenti. Vuole proteggere un criminale internazionale con identità falsa? Brahim Ghali è munito di un nome falso e passaporto algerino perché il 19 novembre 2016 era convocato dalla giustizia per rispondere alle gravi accuse di genocidio, tortura, stupro, sequestro e terrorismo.
Il governo di Sanchez dovrà rispondere alle domande all'Unione europea all'Onu e l’opinione pubblica spagnola ed internazionale su questo scandalo politico-giudiziario.



sabato 13 marzo 2021

Berlino non collabora con Marocco sulla presenza di foreign fighter in Germania (reportage)


L’emittente televisiva privata francese "M6" ha trasmesso un’inchiesta esclusiva sul pericolo del ritorno dei terroristi dalla Siria e dai teatri di guerra mediorientali in Europa. 
L’inchiesta lancia l’allarme su quello che definisce come una futura "Germanistan" per il ritorno di numerosi foreign fighter nel territorio tedesco tramite i Balcani da Siria e Iraq dopo la sconfitta dello Stato islamico sul terreno. 
Il reportage denuncia il fatto che numerosi foreign fighter siano riusciti a spostarsi dalla Siria in Germania senza essere seguiti dalle forze di sicurezza dei Paesi europei. 
Sulla falsariga di quella che è stato definito in passato "Londonistan", per la presenza di terroristi in Gran Bretagna come il noto Abu Hamza, l’inchiesta lancia l’allarme per la nascita di quello che definisce una futura "Germanistan". 
In particolare, si denuncia la mancanza di cooperazione con i Paesi impegnati in prima linea nell’ambito della lotta al terrorismo come il Marocco da parte delle autorità tedesche come nel caso del marocchino Mohammed Hajib noto per la sua adesione ad al Qaeda come dimostrato da diversi video apparsi in rete. 
Il reportage parla di circa 500 combattenti fuggiti dalla Siria, Iraq e Turchia in Europa con la caduta del califfato del cosiddetto "Daesh". 
Questi foreign fighter si trovano ora in Germania dove si sono riconvertiti in diverse attività professionali grazie al fatto che le forze di sicurezza tedesche le considerano come persone normali. 
Il reportage mostra il video di Samir, un terrorista dello Stato islamico che in alcuni filmati veniva ripreso mentre giocava con la testa delle sue vittime e che attualmente risiederebbe con sua moglie nel sud della Germania, al confine con la Francia. 
Si fa l’esempio, infine, di altri due terroristi segnalati dall’intelligence marocchina per la loro presenza in Germania. La loro segnalazione è stata ignorata dalle autorità di Berlino. 
Il video mostra le foto di un altro membro dello Stato islamico, Majid, individuato in Germania come proprietario di diverse attività commerciali realizzate con fondi arrivati dalla Turchia. 
Il reportage, infine, accusa Berlino di non rispondere alle segnalazioni sulla presenza di queste persone considerate altamente pericolose per la sicurezza europea nel proprio Paese. 

domenica 21 febbraio 2021

Una repressione volontariamente sorda” e grave crisi: quando un diplomatico europeo decripta i metodi del regime algerino


La redazione del giornale online “Algérie Part Plus” ha fatto sapere ieri che un diplomatico europeo, in servizio presso una cancelleria occidentale ad Algeri, ha messo in luce, in una nota indirizzata alla Commissione europea a Bruxelles, le “pratiche liberticide del regime algerino e i loro meccanismi di repressione politica”. In questa nota, il diplomatico ha affermato che “per non ritrovarsi sul banco degli imputati, il regime algerino ha stabilito una strategia di arresti di massa volta ad asfissiare gli spazi di dialogo, a ridurre la stampa e a intimidire i militanti”. Inoltre, ha sottolineato che “le poche misure di pacificazione sono destinate a preparare gli spiriti per le prossime elezioni presidenziali”, per poi “inasprire la situazione della sicurezza”, sapendo che “la giustizia è ancora sotto gli ordini dell’istituzione militare”.


Algeria si posiziona a 146 nella classifica mondiale della libertà di stampa 2020 secondo Reporters Senza Frontiere, in
 un contesto politico instabile, le libertà d’espressione e non solo in Algeria continuano a essere fortemente minacciate.

Sabato 20 febbraio è stato rilasciato il giovane attivista Laalami Brahim, una delle figure di spicco dell'Hirak ovvero il movimento di protesta nella regione di Bordj Bou Arreridj. Laalami non ha espresso alcuna gioia, anzi è crollato in lacrime: “No, non sono felice. Non sarò mai felice fintanto che viviamo ancora sotto l’influenza di un sistema haggar (umiliante), una dittatura ingiusta. Finché non costruiremo un nuovo sistema di governance e istituzioni degne di uno Stato di diritto (Dawla Madannia Machi Ascaria ovvero uno Stato civile non uno Stato Militare), non potremo mai essere felici. Sono pronto a tornare in prigione”.

Dalla sua parte, l’ex candiato alle presenziali all’epoca di Bouteflika, Rachid Nekkaz, rilasciato sabato, dopo essere incarcerato arbitrariamente per oltre 14 mesi, ha chiaramente suggerito di avviare negoziati diretti con il presidente Abdelmadjid Tebboune pubblicamente contestato. Nekkaz non ha mancato di sottolineare che “il Presidente Tebboune è attualmente malato e indebolito, non potrà continuare a gestire la situazione attualmente critica dell’Algeria”.

Un regime sempre screditato all’estero. Dopo il caso dell'attivista Amir DZ, un'altra umiliante sconfitta per il regime sulla scena internazionale, infatti, l’Organizzazione Internazionale di Polizia criminale (Interpol) ha ufficialmente respinto un mandato d’arresto internazionale contro il caporedatore del giornale online “Algérie Part Plus”, Abdou Semmar rifugiato politico a Parigi protetto dalle disposizioni della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. Il rifiuto dell'Interpol alla giustizia algerina dimostra che il regime algerino è screditato sulla scena internazionale a causa delle sue pratiche liberticide contrarie ai principi elementari delle convenzioni internazionali che legano le nazioni di tutto il mondo.

Secco calo di produzione del petrolio in Algeria. Dall’inizio del 2021, la produzione di petrolio algerina è diventata una delle produzioni più deboli dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC). Tale calo è dovuto al progressivo esaurimento delle riserve nazionali di idrocarburi, ma anche alle molteplici disfunzioni che minano la gestione dell’impianto di produzione di Sonatrach, la compagnia nazionale degli idrocarburi, destabilizzata da una profonda crisi di instabilità e di cattiva governance. Il declino del petrolio in Algeria è il simbolo dell’attuale decadenza economica e finanziaria del paese. Ciò dimostra che, dall’inizio del 2021, l’Algeria appena produce 850mila barili di petrolio al giorno, è ridicolo rispetto a quello degli altri paesi dell’OPEC, come l’Arabia Saudita e i suoi 9,1 milioni di barili e l’Iraq 3,8 milioni di barili.

Una “grazia” che non convince nessuno. Il presidente Tebboune ha decretato la “grazia” per dozzine di prigionieri dell’Hirak. Ma secondo la stampa nazionale Tebboune tenta così “di calmare un clima di proteste crescenti in tutto il paese”, a causa della profonda crisi economica e sociale, aggravata in quest’ultimo anno dalla pandemia e da una durissima repressione da parte delle forze di sicurezza.

Molto inquietante per Algeri I’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di base sui mercati mondiali a partire dallo scorso gennaio. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) lancia l’allarme per i paesi fragili come l’Algeria fortemente dipendente dall’estero per nutrire la sua popolazione, che sono esposti a rischi elevati a causa della loro incapacità cronica di salvaguardare la loro sicurezza alimentare.


Nel paese guidato dalla casta militare, “prigionieri torturati e stuprati
”, intitola il quotidiano italiano “Il Manifesto” un lungo articolo firmato da Stefano Mauro che ha aggiunto “la denuncia del giovane (torturato e stuprato) Walid Nekkiche mobilita gli attivisti che chiedono la chiusura dei luoghi di tortura”. “La testimonianza – continua Stefano Mauro - della scorsa settimana di Walid Nekkiche, studente di 25 anni arrestato a fine novembre 2019 ad Algeri durante una marcia degli studenti dell’Hirak, ha affermato di essere “stato torturato e stuprato da membri dei servizi di sicurezza” nella caserma Antar, conosciuta come luogo di interrogatorio da parte dei servizi di sicurezza”. Secondo Stefano Mauro, Nacera Hadouche, avvocata del network ha detto che “il suo stupro è lo stupro di tutti noi come popolo, società civile e attivisti, proprio per questo abbiamo sporto denuncia e richiesto alla giustizia di intervenire secondo le leggi algerine e internazionali”. Stefano Mauro cita “un tentativo di Tebboune di prendere misure urgenti per far fronte alla profonda crisi economica, sociale e sanitaria, con l’obiettivo di placare un clima di proteste sempre maggiore che comprende i partiti delle opposizioni e i militanti dell’Hirak”.



domenica 7 febbraio 2021

"Udu Lwatankom": la canzone che denuncia l'uso dei bambini soldato arruolati dal gruppo Polisario in Algeria

La nuova canzone, "Udu Lwatankom" del famoso cantante Jbara e del musicista/youtuber Mohamed Ayouch, lancia un forte messaggio e chiede il ritorno in patria dei compatrioti che il gruppo Polisario ha sequestrato contro la loro volontà in Algeria.
Proprio nel sud del Marocco, nella provincia di Assa-Zag, Jbara e Ayouch girato il video della canzone Udu Lwatankom (Tornate nella vostra patria). 
Perché è stato scelto questo luogo? 
Perché proprio nella provincia marocchina Assa-Zag, e precisamente a Mahbes, si svolgerebbe una guerra fittizia inventata dai separatisti del gruppo Polisario e la Tv algerina con immagini false riciclate anche in Italia da persone e siti inaffidabili.
Si tratta quindi, grazie alla musica, di ristabilire diverse verità per contrastare la propaganda condotta dall'Algeria e il suo Polisario su diversi fronti: attraverso le fake news, e di denunciare l’arruolamento dei bambini.

I bambini soldato delle milizie in Algeria un crimine ancora non punito anche se l'Onu è chiarissima sui diritti dell’infanzia. Purtroppo il bambino nei campi vive tra l’uso algerino e l’oppressione delle milizie armate del gruppo Polisario creato, armato e sostenuto dall’Algeria per motivi egemonici in Nord Africa e per destabilizzare il Marocco.
Il filmato realizzato da Youssef Kamili racconta il percorso attraverso il deserto di un bambino soldato, arruolato dal gruppo Polisario, che fugge dal luogo in cui era detenuto fino ad oggi. Prende una lunga strada attraverso il Sahara marocchino per ricercare una vita migliore. Incontra un gruppo di musicisti marocchini che viaggiano, liberi, attraverso il loro paese. Con loro, il bambino Soldato scopre la bellezza dei paesaggi di questo paese, che è anche il suo, di cui è stato privato dal Polisario, nonché la magia della musica, che non ne ha assaggiato alcuna gioia dell’infanzia e avendo avuto solo armi da fuoco per i giocattoli in Algeria. 
Per Youssef Kamili, nato da una madre saharawi, questo argomento lo rimanda alla sua storia familiare e alle sue sofferenze. Solo negli anni '80, infatti, venne a conoscenza di una parte della sua famiglia, che tornò alla patria dopo essere stata sequestrata con la forza a Tindouf. 
"Ho visto i membri della mia famiglia per la prima volta e ho sentito le storie della loro detenzione, le torture che hanno subito, tutte le violenze di cui sono stati oggetto", spiega dolorosamente. Quindi, quando Youssef Kamili sente parlare del gruppo Polisario si ribella e dice: "Conosco bene questa mafia, nella sua verità e nelle sue atrocità".
Filmare un bambino soldato rappresenta un dovere, in un momento in cui i video di arruolamento di bambini nei campi del Polisario è anche strumento di propaganda, ignorando le leggi internazionali di protezione dell’infanzia. "Quando vedo i video di questi bambini soldato, penso che alcuni di loro potrebbero essere parte della mia famiglia", denuncia il regista. 
Le parole scritte da Mohamed Ayouch chiedono invece il ritorno al paese. L’artista di musica hassania, originario di Guelmim e residente in Germania dal 2008, rivolge in questa canzone un vibrante appello ai compatrioti trattenuti contro la loro volontà nei campi di Tindouf.
"Torna nel paese ... la terra del Marocco, tuo padre te l'ha lasciata ... liberati, libera la tua mente ... Non voglio vederti prigioniero... La terra di tua madre ti aspetta", canta così accompagnato da Jbara che introduce la lingua spagnola in questa canzone patriottica (il Sahara Marocchino era occupato dalla Spagna fino al 1975).






giovedì 4 febbraio 2021

Gli USA mettono Algeria al massimo livello di insicurezza accanto ad Afghanistan, Iraq e Siria


Gli Stati Uniti d'America hanno alzato il livello di insicurezza dell’Algeria a 4. E’ il livello più alto di insicurezza nella loro scala che conta 4.
 A questo livello, il Paese figura in una lista di Paesi ad alto rischio accanto all’Afghanistan, l’Iraq e la Siria.
Il Dipartimento di Stato americano giustifica tale classifica con le continue minacce terroristiche e rapimento di stranieri in Algeria come successiva nel passato anche nei campi "saharawi" di Tindouf in sud ovest algerino. 
Tuttavia gli USA sconsigliano viaggiatori americani di avvicinarsi alle frontiere algerine con la Libia e la Tunisia, nonché a tutte le parti sahariane dell’Algeria a causa dei rischi di attacchi terroristici a livello di tali regioni dove che le forze armate algerine subiscono diversi attacchi.



giovedì 28 gennaio 2021

Marocco. Il Re Mohammed VI lancia la campagna nazionale di vaccinazione contro Covid-19


Il Re Mohammed VI ha avviato oggi giovedì 28 gennaio al Palazzo Reale di Fes la campagna nazionale di vaccinazione contro il virus di Covid-19.
In questa occasione, Re Mohammed VI ha ricevuto la prima dose del vaccino contro Covid-19. 
Secondo le Alte Istruzioni Reali, la vaccinazione sarà gratuita per tutti i cittadini, con l'obiettivo di immunizzare tutte le componenti del popolo marocchino (30 milioni per vaccinare circa l'80% della popolazione), di ridurre e quindi di eliminare i casi di contaminazione e di decessi dovuti dall'epidemia e di contenere la diffusione del virus, nella prospettiva di un ritorno graduale ad una vita normale. 
Questa campagna nazionale si svolgerà in modo graduale e a tappe e andrà a beneficio di tutti i cittadini marocchini e stranieri residenti di età di oltre 17 anni.

lunedì 25 gennaio 2021

Algeria: Gruppo Polisario reprime proteste a Tindouf

 


Nell'isolamento totale dal mondo continua la repressione sistematica armata contro la popolazione sequestrata in Algeria, così le milizie del Fronte Polisario nei campi di Tindouf armate e protette dall'esercito algerino hanno usato ieri 22 gennaio la forza contro i "profughi" saharawi detenuti, per impedire loro di protestare contro la politica della leadership del gruppo Polisario che rifiuta la proposta di autonomia regionale del Sahara proposta dal Marocco. 


Il Centro Europeo per la Pace e la Risoluzione dei Conflitti riferisce che le milizie del Polisario nei campi di Tindouf in Algeria hanno represso i rifugiati saharawi, per impedire loro di protestare, mostrando un video scioccante su Twitter che riprende queste violenze armate. 

https://twitter.com/EU_Center/status/1353295803671064576?s=19



domenica 27 dicembre 2020

Unione delle comunità ebraiche italiane ringrazia gli sforzi di pace di Re Mohammed VI

 


L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) ringrazia gli sforzi di pace di Re Mohammed VI. Così la Presidente dell'UCEI, Noemi Di segni, ha rivolto il suo apprezzamento al Re Mohammed VI per gli sforzi compiuti nel promuovere la pace e la convivenza. E crede che la decisione marocchina di stabilire relazioni con Israele favorirà la cooperazione bilaterale e assicurerà la pace regionale. Commentando la decisione del Marocco di stabilire relazioni con Israele Di Segni ha affermato che "lavorare per la comprensione e la convivenza tra popoli, culture e identità è una delle sfide più grandi di oggi". 
La decisione e l’iniziativa di Re Mohammed VI contribuiranno all’obiettivo del mantenimento della pace e avranno "certamente risultati incoraggianti".
La Presidente dell'UCEI ha inoltre apprezzato la Dichiarazione congiunta del Marocco con Israele e gli Stati Uniti d'America lodando l'iniziativa tripartita come una svolta storica. Di segni ritiene che la dichiarazione "dia speranza di raccogliere i frutti di questa iniziativa, specialmente al servizio della pace".
La Storia, ha aggiunto, permette alle persone di capire che lo scambio tra paesi porta  sempre "i migliori risultati e le migliori garanzie per combattere ogni forma di estremismo". I legami tra Marocco e Israele permetteranno "decisioni strategiche da prendere in futuro e questo è un fatto molto positivo", ha sottolineato. 
Le affermazioni Di Segni giungono dopo che il Marocco e Israele hanno ufficializzato, martedì  scorso la loro decisione di stabilire tutti i contatti e le relazioni diplomatiche.
Il Re Mohammed VI ha ricevuto il consigliere per la sicurezza israeliano Meir Ben-Shabbat, che ha co-guidato la delegazione israelo-americana in Marocco con il consigliere americano Jared Kushner.
Il 10 dicembre il Marocco ha annunciato la decisione di riprendere relazioni con Israele. La data segna anche la decisione di Trump di riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara. 
Oltre a Di Segni, diverse altre comunità ebraiche in tutto il mondo hanno celebrato la decisione del Marocco di riprendere relazioni con Israele.
L'ultimo sostegno è stato dato dalla comunità ebraica marocchina di New York, che all'inizio della settimana ha detto che il riavvicinamento tra Marocco e Israele è "un evento storico che promuoverà la pace".
"Altri paesi seguiranno l’esempio del Marocco", ha detto il rabbino marocchino Gad Bouskila sull’avvicinamento. 

venerdì 25 dicembre 2020

Il Re Mohammed VI a Netanyahu. La coerente e costante posizione Marocchina sulla Palestina non è cambiata


Il Re Mohammed VI del Marocco ha avuto venerdì 25 dicembre un colloquio telefonico con il Primo Ministro d'Israele, Benjamin Netanyahu. Durante l'incontro, il Re ha ricordato i legami forti e particolari tra la comunità ebraica originaria del Marocco e la Monarchia marocchina. Il Sovrano ha inoltre ribadito la posizione coerente, costante e che rimane non cambiata del Regno del Marocco in merito alla questione palestinese e il ruolo pionieristico del Regno per la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente. 
In tale contesto, il Sovrano si è rallegrato della riattivazione dei meccanismi di cooperazione tra il Regno del Marocco e lo Stato d’Israele e della ripresa dei contatti regolari, nel quadro di relazioni diplomatiche pacifiche e amichevoli. 
Da parte sua, il Primo Ministro israeliano ha assicurato al Re Mohammed  VI la sua determinazione ad attuare tutti gli impegni assunti, secondo un calendario preciso di attuazione. 
La dichiarazione trilaterale tra il Regno del Marocco, gli Stati Uniti d’America e lo Stato d’Israele, firmata dinanzi al Re il 22 dicembre scorso a Rabat, costituisce il quadro di riferimento per lo sviluppo e l’evoluzione di queste relazioni. 

mercoledì 23 dicembre 2020

Aperta nuova era nelle relazioni tra Marocco, USA e Israele. firmata Dichiarazione congiunta


Il Re Mohammed VI accompagnato dal Principe Ereditario Moulay El Hassan, ha ricevuto martedì 22 dicembre 2020 una delegazione statunitense e israeliana composta da Jared Kushner, consigliere principale del Presidente degli Stati Uniti d'America; Meir Ben-Shabbat, Consigliere per la sicurezza nazionale dello Stato di Israele; e Avrahm Joel Berkowitz, assistente speciale del Presidente degli USA e rappresentante speciale per i negoziati internazionali. 

Al termine di questa udienza, il Capo di Governo marocchino Saad Eddine El Otmani, Jared Kushner e Meir Ben-Shabbat hanno firmato, davanti a Sua Maestà il Re, una Dichiarazione congiunta tra il Regno del Marocco, gli Stati Uniti d’America e lo Stato d’Israele che ha posto l'accento sull'apertura di una nuova era nelle relazioni tra il Regno del Marocco e lo Stato d'Israele. 
Da precisare innanzitutto che non si tratta di "normalizzazione" con Israele o del cosiddetto "Accordo di Abramo", ma si tratta di ripresa di meccanismi di cooperazione bilaterale bloccati nel 2002. 
Così il Regno del Marocco, gli Stati Uniti d’America e lo Stato d’Israele, facendo riferimento al colloquio telefonico che ha avuto luogo tra il Re Mohammed VI e il Presidente Donald Trump il 10 dicembre 2020, nonché alle rispettive dichiarazioni storiche pubblicate lo stesso giorno e alla dichiarazione del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accolgono con favore l’opportunità degli straordinari sforzi degli USA e della loro leadership, precisa la Dichiarazione congiunta.  
Il documento sottolinea inoltre la Proclamazione degli USA relativa al riconoscimento della sovranità del Regno del Marocco sul Sahara, stabilendo al contempo che "gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sul tutto il territorio del Sahara occidentale e ribadiscono il loro sostegno alla proposta di autonomia seria, credibile e realistica del Marocco quale unica base per una soluzione giusta e duratura della controversia sul territorio del Sahara occidentale". 
Per facilitare i progressi nel conseguimento di tale obiettivo, i tre paesi stabiliscono che gli USA "incoraggeranno lo sviluppo economico e sociale con il Marocco compreso il territorio del Sahara occidentale, e a tal fine apriranno un consolato sul territorio del Sahara occidentale, a Dakhla, per promuovere le opportunità economiche e commerciali a favore della regione". 
Nella stessa dichiarazione, i tre paesi ricordano lo scambio di vedute che ha avuto luogo durante il suddetto colloquio tra il Re Mohammed VI e il Presidente Trump sulla situazione attuale in Medio Oriente, durante il quale il Sovrano ha ribadito la posizione coerente, costante e immutata del Marocco sulla questione palestinese, nonché la posizione espressa dal Re, nella sua veste di presidente del Comitato Al-Qods, sull’importanza di salvaguardare lo statuto speciale della città sacra di Gerusalemme per i tre religioni monoteiste. 
I tre paesi "riconoscono il ruolo storico che il Marocco ha sempre svolto per il ravvicinamento dei popoli e la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, tenendo conto dei legami particolari che Sua Maestà il Re intrattiene con la comunità ebraica marocchina che vive in Marocco e in tutto il mondo, compreso Israele", aggiuge la Dichiarazione congiunta.
Si dicono consapevoli che l’instaurazione di relazioni diplomatiche complete, pacifiche e amichevoli è nell’interesse comune di entrambi i paesi e che contribuirà a far progredire la causa della pace nella regione, a rafforzare la sicurezza regionale e ad aprire nuove opportunità per l’intera regione. 
La Dichiarazione congiunta, si è conclusa di promuovere una cooperazione economica bilaterale dinamica e innovativa, di proseguire la cooperazione nei settori del commercio; della finanza e degli investimenti in materia di innovazione e tecnologia; aviazione civile; visti e servizi consolari; turismo; acqua, agricoltura e sicurezza alimentare; di sviluppo; energia e telecomunicazioni; e in altri settori che potrebbero essere definiti di comune accordo e procedere alla riapertura degli uffici di collegamento a Rabat e a Tel Aviv.
I tre paesi convengono di impegnarsi a rispettare pienamente le disposizioni della presente dichiarazione, a promuoverle e a difenderle e di convenire che ciascuna parte avrà pienamente onorato i propri impegni entro la fine di gennaio e che avranno individuate nuove azioni. Essi convengono inoltre di operare di conseguenza a livello bilaterale, regionale e multilaterale.







mercoledì 16 dicembre 2020

USA all'ONU: Ecco la Proclamazione di nostro riconoscimento della sovranità del Regno del Marocco sul suo Sahara

 


Gli Stati Uniti d'America, nella persona della loro ambasciatrice rappresentante presso le Nazioni Unite Kelly Craft, hanno inviato martedì 15 dicembre la loro Proclamazione di riconoscimento della sovranità del Marocco sul suo Sahara, al Segretario generale dell'ONU Antonio Guterres e al presidente del Consiglio di sicurezza Jerry Matthews Matjila.
Gli USA hanno quindi chiesto di allegare tale Proclamazione come documento del Consiglio di sicurezza e di distribuire questi documenti ai membri del Consiglio di sicurezza. 
Nella corrispondenza di Kelly Craft, gli Stati Uniti, oltre a riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara, affermano che l’offerta di autonomia locale presentata dal Regno del Marocco rimanga l’unica base per raggiungere una soluzione  alla controversia politica regionale del Sahara. 













lunedì 23 novembre 2020

BREVE RISPOSTA ALLE AUTORITÀ ALGERINE DALLE ASSOCIAZIONI ITALIANE E MAROCCHINE SULLA QUESTIONE DEL SAHARA, E IL BANDITISMO DEL POLISARIO


Una breve risposta della società civile marocchina-italiana alla diplomazia algerina sulla pace e guerra, rapporto con il Marocco e il banditismo del Polisario nel Guergarat.. 


Con questo contributo di pace vorrei confutare una parte della propaganda algerina sul ripristino della sicurezza e della circolazione stradale avvenuto il 13 novembre a Guergarat tra Marocco e Mauritania e altre informazioni errate e poco diplomatiche che Algeria divulga sul Marocco. 
Certamente i fatti Guergarat erano estremamente gravi ma Algeri intendeva nascondere all'opinione pubblica internazionale la verità della situazione in questa zona che ha portato il Marocco ad intervenire pacificamente. 
Nessuno può nascondere che gli autori del banditismo che hanno bloccato per oltre due settimane la strada internazionale che collega Marocco alla Mauritania sono arrivati proprio dall'Algeria il paese che arma queste milizie del Polisario ma chiede purtroppo aiuti umanitari internazionali dal mondo per la popolazione sequestrata nei suoi campi di Tindouf. 
Il Marocco ha fatto il suo dovere ripristinando la circolazione stradale internazionale pacificamente, senza contatto con le bande. 
Al posto di attaccare il Marocco, sarebbe meglio che le autorità algerine e il loro corpo diplomatico si assumessero la loro responsabilità di tutto ciò che accaduto a Guergarat nel lasciare la partenza delle bande per oltre 1500 km da Algeria per mettere i mercati di frutta e verdura in Mauritania e altri paesi africani in pericolo. 
Siccome la sua politica estera pretende di avere a cuore la popolazione dei campi di Tindouf, non sarebbe equo l'autorizzazione del censimento e la registrazione di questi esseri umani presso la HCR come raccomanda il Consiglio di sicurezza dell'ONU da anni? 
Per altri diritti umani calpestati in questo zona isolata dal mondo, ormai, solo Algeria che non vuole sentire. Tutto il mondo è al corrente che ultimamente l'esercito algerino ha bruciato con la benzina due saharawi nei campi di Tindouf, e passati 12 anni dal rapimento in Algeri di Ahmed Khalil consigliere dell'ex capo del Polisario, le autorità algerine possono rompere il silenzio e annunciare la sorte di questo essere umano? 
Poi orchestra che il Popolo Marocchino è pacifico e Algeria non intende intervenire militarmente? Certo, tutto il Marocco è pacifico, grande e generoso, quindi, il sottile messaggio che pretende di non desiderare la guerra contro il Marocco è, da un lato, debole visto la bellicosa mentalità della giunta militare che governa il paese, e da un altro lato,  l’establishment è cosciente e sa per bene la sua deteriorata situazione e le nefaste conseguenze di un tentativo malcalcolato di guerra contro il Marocco, senza dimenticare che il popolo pacifico algerino sta lottando per uno Stato Civile e non Militare e vuole contrastare tra l'altro ogni ostilità contro i paesi vicini dai militari che vogliono esportare all’estero la crisi interna. 
Per la questione del Sahara Marocchino vorrei segnalare che non ha senso un incontro con il banditismo e con un Polisario incredibile e teleguidato. Basta propaganda e basta usare slogan falsi e superati come la presunta "difesa dei diritti del popolo saharawi". Algeria difende il gruppo Polisario e si posiziona contro la popolazione saharawi. La stragrande maggioranza di questa popolazione vive nel suo territorio marocchino e non nei campi algerini. Benvenga un dialogo fraterno e fruttuoso tra Marocco e Algeria. Benvenga, dunque, l'apertura di un consolato generale d’Algeri a Dakhla Marocchina accanto a 18 altri consolati, la regione Dakhla Oued Eddahab è guidata proprio di un ex leader del Polisario ritornato dai campi algerini. 
L'Algeria che vive la corruzione il nepotismo e la dittatura attacca Marocco e la sua economia? Ma una logica domanda di servizio: È coincidenza che gli investimenti stranieri e tantissime aziende automobilistiche per esempio si sono stabilite in Marocco e non in Algeria? La risposta è ben chiara cioè il Marocco è credibile, stabile e sicuro, invece Algeria non lo è.  
Ecco una Algeria non raccontata da quella diplomazia del nostro vicino: Oggi, le giovani e i giovani Algerini chiedono di porre fine alla corruzione, agli alti tassi di disoccupazione e alla repressione delle manifestazioni, in un paese dove l’unica prospettiva rimasta sembra quella di emigrare. La migrazione clandestina algerina in Sardegna è alla quotidianità.. Nell'estrema instabilità in Algeria sono i diritti umani a pagare il prezzo più alto. Sono in corso le violazione delle più importanti libertà riconosciute universalmente. I continui arresti, detenzioni arbitrarie, torture e altri trattamenti disumani e degradanti verso dissidenti, giornalisti e sostenitori dell’Hirak e la condanna dei giornalisti sono un pessimo messaggio che l’Algeria manda a se stessa e alla comunità internazionale. Quando finalmente Algeria deciderà di ascoltare il proprio popolo, di rispettare i diritti umani internazionalmente riconosciuti e di intraprendere democraticamente le riforme politiche, economiche e sociali necessarie troverà nell’UE un partner forte ed affidabile pronto a sostenerlo. Ecco quest'Unione Europea che smaschera Algeria ha siglato grandi Accordi economici strategici che coprano tutto il territorio marocchino compresso suo Sahara. 
Alkhawa (parola usata in Algeria in Arabo vuol dire Ò Fratellanza) sarebbe meglio di smettere di fare del Marocco e del suo Sahara il loro fondo di commercio e di spararle a zero, sempre a torto e continuamente. 


Yassine Belkassem, Coordinatore nazionale della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI)


sabato 21 novembre 2020

Manuel Valls: Il gruppo Polisario basato in Algeria coinvolto nel traffico di armi, di esseri umani e di droga


Il gruppo Polisario basato a Tindouf in Algeria è coinvolto nel traffico di armi, di esseri umani e di droga e costituisce pertanto una minaccia reale per la sicurezza nella regione del Sahel, ha sottolineato venerdì l’ex primo ministro francese Manuel Valls. 
Valls, ospite di un programma televisivo spagnolo "Antena3″, ha definito "irresponsabili" le posizioni di Podemos, partito minoritario del governo spagnolo di coalizione, relative al Sahara Marocchino e ai separatisti, "sapendo che il Polisario è coinvolto nel traffico di armi, di esseri umani e di droga nella regione del Sahel", poi ha ammonito: "non dobbiamo cantare fuori scena" chiedendo al governo spagnolo di "essere responsabile e all’altezza delle sfide che il paese e l’Europa devono affrontare". 
L’ex Primo Ministro francese ha inoltre affermato che il Marocco è un alleato importante per l’Europa: "Il Marocco è un alleato indispensabile nella lotta contro il terrorismo e il jihadismo che rappresenta una grande sfida per l’Europa". 
Sulla situazione in Europa ha detto Valls: "Abbiamo migliaia di persone radicalizzate nei nostri paesi, per questo abbiamo bisogno della collaborazione dei paesi africani, e in particolare del Marocco". 
Da ricordare che il capo del gruppo del Polisario Brahim Ghali è ricercato in Spagna in seguito alla denuncia presentata dall’Associazione Sahrawi di difesa dei diritti dell’uomo (ASADEH) all’Audience Nazionale a Madrid per sequestro di persone, genocidio e terrorismo, quindi non potrà più viaggiare in Europa, diversamente sarà arrestato. 



giovedì 19 novembre 2020

CORRUZIONE, NEPOTISMO E INTIMIDAZIONE IN SENO ALL'UNIONE AFRICANA. INDAGATO IL SUDAFRICANO


Il Meccanismo Africano di valutazione dell’UA è al centro di un’indagine interna. Alcuni dipendenti hanno assunto un braccio di ferro con i loro leader, accusati, tra l'altro, di nepotismo, di favoritismo o di corruzione. Il quotidiano e la rivista francese "Jeune Afrique" ne ritrae le cose in esclusiva. 
E' un documento di 26 pagine, che "Jeune Afrique" ha potuto consultare, che ha smascherato e rotto il silenzio. Redatto a luglio da dipendenti del Meccanismo Africano di valutazione inter Pair (MAEP), una struttura che dipende dall’Unione Africana (UA), descrive le accuse di "malgoverno, corruzione, nepotismo, favoritismo ..., minacce, ricatto, intimidazione e rinvii arbitrari" in seno all’organizzazione con sede a Johannesburg, in Sudafrica. 
"Il MAEP dovrebbe essere all’avanguardia nella promozione dei valori dell’Unione africana, come il rispetto, la lealtà, l’integrità, l’imparzialità, la trasparenza, la responsabilità, l’efficacia e la professionalità. Tuttavia, il suo segretariato sudafricano sembra andare nella direzione opposta", si legge nel documento. 


PRESIDENTE DEL PARLAMENTO PANAFRICANO DENUNCIA ATTIVITÀ ILLEGALI ANTI INTERESSI AFRICANI E MAROCCHINI DEL SUO 3° VICE ALGERINO BOURAS

 


Il Presidente del Parlamento Panafricano (PAP), Roger Nkodo Dang, ha indirizzato una lettera ai Ministri degli Esteri dei paesi dell’Unione Africana per richiamare la loro attenzione sulle manovre del terzo vicepresidente del PAP, Jamal Bouras, che vanno palesemente contro gli interessi dell'Africa in generale e contro quelli del Regno del Marocco in particolare. 
Nella sua lettera Dang ha scritto: Gli abusi autoritari del terzo Vicepresidente algerino del PAP, Jamal Bouras, che funge da Presidente senza rotazione, hanno creato una grave crisi istituzionale e funzionale all’interno del Parlamento panafricano. 
Il Presidente ha sottolineato che tutte le decisioni e dichiarazioni prese in questo contesto o azioni al di fuori di quanto previsto dai testi in vigore, non possono essere considerate riflettenti la posizione del PAP o dei suoi organi legittimi. 
Il Parlamento non ha tenuto sessioni. Il comportamento dell'algerino è quindi antidemocratico e contrario alla disposizione dell’articolo 28, paragrafo 1, che stabilisce che il PAP tenga almeno due sessioni ordinarie durante un periodo di dodici mesi, ha precisato il signor Nkodo Dang chiedendo ai Ministri degli Esteri dell’UA di intervenire immediatamente.


domenica 15 novembre 2020

Spagna condanna categoricamente l'attacco criminale del polisario contro il Consolato del Marocco a Valencia (comunicato)

 


Il governo spagnolo ha "condannato categoricamente" gli atti di vandalismo commessi questa domenica 15 novembre da alcuni elementi del gruppo polisario nel Consolato generale del Marocco a Valencia. 
"La Spagna condanna categoricamente gli atti commessi domenica da alcuni partecipanti ad un raduno (...) davanti al Consolato generale del Marocco a Valencia", afferma il comunicato del ministero spagnolo degli Affari Esteri, dell’Unione europea e della cooperazione. 
Il Ministero spagnolo sottolinea che  questi elementi sono entrati nell’edificio del consolato per cercare di collocare la bandiera del Polisario, "compromettendo in tal modo l’inviolabilità, l’integrità e la dignità della sede consolare". 
"Nessuna manifestazione nel quadro del diritto di riunione può degenerare azioni illegali, come il tentativo di domenica, che costituisce una flagrante violazione della legislazione in vigore", sottolinea la stessa fonte. 
"Il governo cerca di ottenere maggiori chiarimenti sui fatti e continuerà ad adottare tutte le misure appropriate per garantire il rispetto dell’integrità e dell’inviolabilità delle missioni diplomatiche accreditate nel nostro Paese", assicura il Ministero spagnolo degli affari esteri. 
"La Spagna condanna fermamente qualsiasi azione che danneggia i principi e i valori delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari del 1961 e del 1963, di cui è parte e ferma garante", aggiunge il comunicato.